- 9 Febbraio 2026
- Copyright
- Raffaele Bonini
L’uscita di Scream 7, dal 25 febbraio nelle sale italiane, è accompagnata da una controversia legale che va ben oltre la dimensione cinematografica. Al centro del contenzioso non c’è la sceneggiatura né il cast, ma uno degli elementi più iconici della saga: la maschera di Ghostface, simbolo riconoscibile a livello globale e pilastro del successo commerciale del franchise. La disputa solleva interrogativi di grande rilevanza per il diritto d’autore, il design industriale e la gestione delle licenze, offrendo uno spunto di riflessione utile per imprese, produttori, designer e titolari di diritti IP.
La maschera Ghostface in Scream: da prodotto commerciale a icona cinematografica
La maschera di Ghostface non nasce originariamente come elemento cinematografico. Il design, noto inizialmente come Peanut-Eyed Ghost, era stato immesso sul mercato come prodotto destinato al pubblico dei consumatori da Fun World, azienda specializzata in costumi e accessori per Halloween. Solo successivamente la maschera venne selezionata e utilizzata per il primo Scream (1996), diventando in breve tempo un’icona dell’horror moderno. Da quel momento, l’oggetto ha assunto una doppia natura giuridica: da un lato design industriale e prodotto commerciale; dall’altro, elemento narrativo e visivo centrale di un’opera cinematografica. Ed è proprio questa sovrapposizione a rendere la vicenda particolarmente complessa.
Il contenzioso: diritti di sfruttamento e titolarità del copyright
Secondo quanto riportato da fonti internazionali, Paramount Pictures e Spyglass Media Group, titolari dei diritti sul franchise Scream, hanno avviato un’azione legale per chiarire definitivamente chi detenga i diritti di sfruttamento della maschera. La causa nasce dalla rivendicazione, avanzata da una società terza, di un presunto diritto sul design originario, con l’obiettivo di limitare o condizionare l’utilizzo del personaggio nei nuovi capitoli della saga, incluso Scream 7. Secondo le major, l’uso della maschera sarebbe sempre avvenuto legittimamente, sulla base di accordi di licenza validi e mai contestati per decenni. Le nuove pretese sarebbero quindi tardive e strumentali, avanzate in un momento strategico, a ridosso dell’uscita del film.
Copyright, licenze e decorso del tempo: i nodi giuridici
La vicenda porta alla luce alcuni principi chiave del diritto della proprietà intellettuale, particolarmente rilevanti anche nel contesto europeo:
Paternità dell’opera e prova del design originale
Nel diritto d’autore, chi rivendica la paternità di un’opera deve dimostrare:
- l’originalità del design,
- la data certa della creazione,
- l’assenza di cessioni o licenze incompatibili.
In mancanza di una tutela formale tempestiva, la posizione del presunto autore può risultare fortemente indebolita, soprattutto se l’opera è stata sfruttata pubblicamente e senza contestazioni per lunghi periodi.
Licenza d’uso vs titolarità del copyright
Un punto centrale riguarda la distinzione tra proprietà del copyright e licenza d’uso. Anche quando un design nasce al di fuori del contesto cinematografico, il suo utilizzo continuativo in franchising può essere regolato da accordi che attribuiscono ampi diritti di sfruttamento economico, anche esclusivi. Questo è un aspetto cruciale per settori come cinema, moda, design e merchandising.
Laches e decadenza delle pretese
Nel diritto statunitense, ma con riflessi anche nel diritto comparato, opera il principio secondo cui chi attende troppo a lungo prima di far valere un proprio diritto rischia di perderne la tutela. Nel caso Ghostface, il fatto che la maschera sia utilizzata da quasi trent’anni senza opposizioni formali potrebbe rappresentare un elemento determinante.
Le implicazioni per il settore creativo e industriale
Questa controversia non riguarda solo Scream 7. È un caso-scuola per:
- produttori cinematografici,
- studi di design,
- aziende di merchandising,
- artisti.
Il messaggio è chiaro: la gestione dei diritti IP deve essere preventiva, documentata e strutturata, soprattutto quando un oggetto o un personaggio ha il potenziale di trasformarsi in un brand globale. In assenza di accordi chiari, il rischio è quello di blocchi distributivi, richieste risarcitorie milionarie e contenziosi complessi, con effetti diretti sul valore economico dell’opera.
La saga Scream, Ghostface e le nuove sfide del copyright nel mondo dell’intrattenimento
La battaglia legale sulla maschera di Ghostface dimostra come, nell’industria dell’intrattenimento contemporaneo, copyright, design e marchi siano sempre più interconnessi. Oggetti apparentemente “semplici” possono diventare asset strategici di enorme valore economico e simbolico.
Per i professionisti della proprietà intellettuale, il caso Scream 7 rappresenta un’occasione per riflettere su:
- corretta tutela del design,
- gestione delle licenze nel lungo periodo,
- prevenzione dei conflitti tra creatori, produttori e licenziatari.
Un promemoria attualissimo: nel mondo dell’IP, ciò che non viene chiarito oggi può diventare una controversia domani.
Affidati a un professionista
Nel mondo dell’intrattenimento, l’immagine non è solo apparenza: è patrimonio, identità e, sempre più spesso, anche un diritto economico da tutelare. Lo Studio Bonini esegue attente verifiche, grazie a un team di professionisti e in collaborazione con studi legali altamente qualificati, tutela al meglio i diritti di immagine.