- 6 Marzo 2026
- Proprietà industriale
- Raffaele Bonini
Nel patrimonio immateriale di un’impresa esiste una componente spesso invisibile, ma di enorme valore strategico: il know-how aziendale. Si tratta dell’insieme di conoscenze tecniche, informazioni operative, procedure produttive ed esperienze maturate nel tempo che consentono a un’azienda di sviluppare prodotti, servizi o processi con un vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti.
A differenza di brevetti, marchi o design, il know-how non è un diritto titolato, cioè la sua tutela non avviene tramite la registrazione. Proprio per questo motivo la sua tutela richiede particolare attenzione: il valore di queste informazioni risiede infatti nella loro riservatezza. Se il know-how viene divulgato o utilizzato da terzi senza autorizzazione, il vantaggio competitivo che ne deriva può essere compromesso in modo irreparabile.
Per molte imprese, soprattutto nei settori tecnologici e industriali, il know-how rappresenta una parte essenziale del proprio patrimonio aziendale. Processi produttivi, soluzioni tecniche sviluppate internamente, metodologie operative, database commerciali o strategie di mercato possono costituire informazioni estremamente sensibili, che richiedono strumenti adeguati di protezione.
La tutela giuridica del know-how
Nel diritto italiano il know-how rientra nella categoria delle informazioni aziendali e commerciali segrete. La sua tutela è prevista dagli articoli 98 e 99 del Codice della Proprietà Industriale, che proteggono le informazioni riservate quando ricorrono alcune condizioni fondamentali. In primo luogo, le informazioni devono essere effettivamente segrete, nel senso che non devono essere generalmente note o facilmente accessibili agli operatori del settore. Inoltre, il fatto che tali informazioni siano riservate deve attribuire loro un valore economico, poiché proprio la segretezza consente all’impresa di mantenere un vantaggio competitivo. Infine, il titolare deve aver adottato misure adeguate per mantenerle riservate.
Quest’ultimo aspetto è particolarmente importante: la legge protegge il know-how solo quando l’impresa dimostra di aver effettivamente adottato comportamenti idonei a salvaguardarne la riservatezza.
La disciplina è stata ulteriormente rafforzata con il recepimento della Direttiva europea sui segreti commerciali (Direttiva UE 2016/943), che ha introdotto strumenti più efficaci per contrastare l’appropriazione indebita di informazioni riservate.
Il rischio di dispersione delle informazioni riservate
Nella pratica aziendale, uno dei principali rischi legati al know-how riguarda la sua dispersione involontaria. Le informazioni strategiche possono infatti circolare all’interno dell’organizzazione o essere condivise con soggetti esterni nel corso di collaborazioni, trattative o progetti di ricerca.
Non è raro che il know-how venga esposto a rischi di divulgazione, ad esempio quando un dipendente o un collaboratore lascia l’azienda per entrare in una realtà concorrente, oppure quando vengono avviate partnership industriali o tecnologiche. Anche la condivisione di informazioni durante trattative commerciali può comportare criticità se non è adeguatamente regolata.
In assenza di strumenti contrattuali e organizzativi adeguati, il patrimonio informativo dell’impresa può essere utilizzato da terzi senza autorizzazione, con effetti potenzialmente significativi sul piano competitivo.
Gli strumenti per proteggere il know-how
La tutela del know-how richiede un approccio strutturato che combini strumenti giuridici e misure organizzative.
Sul piano contrattuale, uno degli strumenti più utilizzati è l’accordo di riservatezza (Non Disclosure Agreement – NDA), attraverso il quale le parti si impegnano a non divulgare né utilizzare le informazioni riservate ricevute durante una collaborazione o una trattativa. Accordi di questo tipo sono particolarmente diffusi nei progetti di ricerca e sviluppo, nelle partnership industriali e nelle operazioni di trasferimento tecnologico.
Anche nei rapporti di lavoro e di collaborazione professionale è frequente inserire clausole specifiche di riservatezza, volte a tutelare le informazioni sensibili dell’azienda.
Accanto agli strumenti contrattuali, è fondamentale che l’impresa adotti misure organizzative idonee a limitare la diffusione delle informazioni riservate. Ciò può includere politiche interne di gestione dei dati, sistemi di sicurezza informatica, procedure di accesso controllato ai documenti aziendali e attività di formazione del personale sulla gestione delle informazioni sensibili.
Queste misure non hanno soltanto una funzione preventiva, ma svolgono anche un ruolo decisivo nel caso in cui sia necessario dimostrare, in sede giudiziaria, che l’impresa ha effettivamente adottato tutte le cautele necessarie per proteggere il proprio know-how.
La tutela contro l’utilizzo illecito
Quando il know-how viene utilizzato senza autorizzazione, l’ordinamento prevede strumenti di tutela specifici. Il titolare delle informazioni riservate può infatti agire in giudizio per ottenere l’inibizione dell’utilizzo illecito, il sequestro dei materiali contenenti le informazioni segrete e il risarcimento dei danni subiti.
Affidati a un professionista
Una gestione consapevole del know-how consente quindi alle imprese di proteggere processi produttivi, metodologie operative e conoscenze tecnologiche che rappresentano il cuore della propria competitività. Proprio per questo motivo la tutela delle informazioni riservate richiede spesso un approccio specialistico, capace di integrare aspetti giuridici, contrattuali e organizzativi nella gestione degli asset immateriali dell’impresa. Lo Studio Bonini, tramite un team di professionisti specializzati, assiste i suoi clienti nel riconoscere, valorizzare e tutelare i diritti sulle proprie opere d’ingegno.