- 20 Agosto 2026
- Brevetti
- Raffaele Bonini
La geografia italiana dell’innovazione non si esaurisce nei grandi distretti industriali del Nord. Dal Centro al Mezzogiorno, passando per le Isole, imprese, università, centri di ricerca e startup stanno sviluppando nuove tecnologie legate all’energia, all’ambiente, all’agricoltura, alla mobilità, all’economia circolare e all’utilizzo più efficiente delle risorse.
In questo scenario, la capacità di proteggere l’innovazione attraverso il brevetto può diventare uno strumento strategico per trasformare ricerca e sviluppo in valore economico, attrarre investimenti e rendere più competitive le imprese. È un tema che interessa direttamente le realtà produttive e innovative di Toscana, Lazio, Marche, Umbria, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna, territori differenti per struttura economica e industriale ma accomunati dalle opportunità offerte dalla transizione ecologica.
Brevetti green: l’Italia tra i protagonisti europei dell’eco-innovazione
Il punto di partenza è un dato nazionale particolarmente significativo. Secondo il rapporto “Competitivi perché sostenibili. Geografia dell’eco-innovazione made in Italy”, realizzato da Fondazione Symbola e Unioncamere, in collaborazione con DINTEC e Centro Studi Guglielmo Tagliacarne, l’Italia si colloca tra i primi tre Paesi europei per numero di brevetti green ed è terza per diffusione delle imprese titolari di brevetti, con 16,5 imprese ogni mille. Tra il 2012 e il 2022 la brevettazione green italiana è inoltre cresciuta del 44,4%, confermando quanto la tutela della proprietà industriale stia assumendo un ruolo crescente all’interno della transizione ambientale.
Il rapporto evidenzia anche un altro elemento importante: innovazione sostenibile e competitività sono strettamente correlate. Le imprese che brevettano tecnologie rispettose dell’ambiente mostrano infatti performance significativamente superiori rispetto alle aziende che brevettano in altri ambiti. Per un’impresa, dunque, innovare in chiave sostenibile non significa soltanto ridurre il proprio impatto ambientale: può significare sviluppare un patrimonio tecnologico capace di generare valore.
Centro Italia: cresce la capacità di brevettare
Anche la distribuzione territoriale dei brevetti offre indicazioni interessanti. Secondo i dati diffusi da Unioncamere sulle domande italiane di brevetto europeo pubblicate dall’European Patent Office, nel 2024 il Centro Italia ha raggiunto 695 domande, 31 in più rispetto all’anno precedente, arrivando a rappresentare il 15% del totale nazionale. La Toscana si conferma una delle regioni italiane più dinamiche: nel 2024 ha registrato 39 domande in più rispetto all’anno precedente ed è entrata, insieme a Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte, nel gruppo delle cinque regioni che complessivamente generano quasi l’80% delle domande italiane pubblicate presso l’EPO. Anche il Lazio ha chiuso l’anno con un saldo positivo, registrando otto domande in più. Sono numeri che consentono di guardare a Firenze e alla Toscana, Roma e al Lazio, ma anche ad Ancona e alle Marche, Perugia e all’Umbria, come parti di un ecosistema nel quale ricerca, industria e innovazione possono generare nuove soluzioni da tutelare e valorizzare.
Dal Mezzogiorno alle Isole: una sfida di valorizzazione dell’innovazione
Nel Mezzogiorno il quadro è più articolato. I dati Unioncamere relativi alle domande italiane pubblicate dall’EPO indicano per il 2024 263 brevetti, in diminuzione rispetto all’anno precedente. Il dato complessivo, tuttavia, non racconta da solo tutte le dinamiche territoriali. Nello stesso anno, infatti, Sardegna e Basilicata sono state tra le regioni italiane che hanno registrato gli incrementi più significativi rispetto al 2023, rispettivamente con 11 e 7 domande in più. È un elemento importante perché mostra come, anche all’interno di territori caratterizzati da una minore intensità brevettuale complessiva, possano svilupparsi ecosistemi innovativi e realtà imprenditoriali ad alto contenuto tecnologico. Da Napoli a Bari, da Potenza a Catanzaro, fino a Palermo e Cagliari, la questione diventa quindi non soltanto produrre innovazione, ma riuscire a individuarla, proteggerla e trasformarla in una risorsa competitiva.
Perché parlare di brevetti green nel Centro-Sud
Energia solare ed eolica, gestione delle risorse idriche, agricoltura di precisione, recupero e riciclo dei materiali, edilizia sostenibile, mobilità, nuovi materiali e riduzione dell’impatto ambientale dei processi produttivi sono soltanto alcuni degli ambiti nei quali possono nascere tecnologie potenzialmente brevettabili. Ed è proprio questa trasversalità a rendere il brevetto green particolarmente interessante per il Centro e il Sud Italia. Un’innovazione sostenibile non deve infatti necessariamente nascere all’interno di un’azienda che opera nel settore ambientale. Può essere sviluppata da un’impresa agricola o agroalimentare che individua un nuovo procedimento per ridurre consumi e scarti, da un’azienda meccanica che realizza un componente più efficiente, da una startup energetica, da un’impresa delle costruzioni o da una realtà impegnata nella gestione delle acque e dei rifiuti. La domanda da porsi è quindi: la soluzione sviluppata possiede caratteristiche tecniche tali da poter essere protetta?
Cosa si intende per brevetto green?
L’espressione “brevetto green” non identifica una categoria giuridica autonoma. Viene utilizzata per indicare brevetti relativi a tecnologie capaci di contribuire, direttamente o indirettamente, alla sostenibilità ambientale e alla mitigazione del cambiamento climatico. Il rapporto di Fondazione Symbola e Unioncamere individua tra gli ambiti dell’eco-innovazione italiana la mobilità sostenibile, l’edilizia efficiente, la gestione dei rifiuti e le tecnologie ICT applicate alla mitigazione climatica, oltre alle innovazioni collegate all’efficienza, all’elettrificazione e alle energie rinnovabili. La sostenibilità può dunque riguardare tanto il prodotto finale quanto il modo in cui questo viene realizzato, utilizzato, alimentato, recuperato o riciclato.
Quando un’innovazione sostenibile può essere brevettata?
Essere “green” non rende automaticamente brevettabile un’invenzione. Una tecnologia rispettosa dell’ambiente deve soddisfare gli stessi requisiti richiesti alle altre invenzioni industriali. Deve quindi trattarsi di una soluzione tecnica nuova, dotata di attività inventiva e suscettibile di applicazione industriale, oltre a rispettare gli altri requisiti previsti dalla disciplina brevettuale. Un nuovo sistema di irrigazione capace di ridurre sensibilmente il consumo di acqua, ad esempio, potrebbe contenere una soluzione tecnica brevettabile. Lo stesso potrebbe valere per un dispositivo destinato all’accumulo energetico, un nuovo processo di recupero di materiali, una tecnologia applicata al fotovoltaico o un procedimento industriale che consenta di utilizzare meno energia. La valutazione deve però essere effettuata sul caso concreto, verificando anche ciò che esiste già nello stato della tecnica.
Innovare non basta: l’importanza di proteggere il risultato della ricerca
Un aspetto particolarmente significativo emerge dalle parole con cui Unioncamere ha accompagnato la presentazione del rapporto sui brevetti green: dietro ogni brevetto vi è un investimento in ricerca e innovazione di imprese, università e centri di ricerca, ma investire non è sufficiente se il risultato non viene adeguatamente tutelato attraverso gli strumenti della proprietà intellettuale. Il principio è particolarmente rilevante per startup, spin-off universitari e PMI innovative. Sviluppare una tecnologia richiede tempo, competenze e risorse economiche. Lasciare una soluzione innovativa priva di una strategia di protezione può consentire ai concorrenti di beneficiare indirettamente dell’investimento sostenuto dall’impresa che l’ha sviluppata. Il brevetto può invece trasformare quella conoscenza in un diritto esclusivo, entro i limiti territoriali e temporali stabiliti dalla normativa, e in un asset potenzialmente valorizzabile attraverso accordi commerciali, licenze, partnership e operazioni finanziarie.
Attenzione a fiere, siti web e presentazioni: prima tutelare, poi divulgare
Per le imprese innovative esiste un rischio spesso sottovalutato: comunicare troppo presto l’invenzione. Presentare pubblicamente una nuova tecnologia durante una fiera, pubblicarne le caratteristiche tecniche sul sito aziendale, diffonderle attraverso i social network oppure mostrarle senza adeguate precauzioni a potenziali partner e investitori può incidere sul requisito della novità necessario alla brevettazione. Il problema riguarda indistintamente un’impresa di Roma, Firenze, Napoli, Bari, Palermo o Cagliari: la diffusione digitale di un’informazione non conosce confini regionali. Prima di rendere pubblica un’innovazione è quindi opportuno valutare se vi siano elementi meritevoli di tutela e definire tempestivamente la strategia più adeguata.
Brevettare in Italia o guardare ai mercati internazionali?
Un altro aspetto strategico riguarda l’estensione geografica della protezione. Un’impresa che sviluppa una tecnologia green destinata esclusivamente al mercato italiano può avere esigenze diverse da un’azienda che punta all’esportazione o intende concedere la propria tecnologia in licenza all’estero. La scelta dei Paesi nei quali perseguire la protezione brevettuale deve quindi essere coerente con mercati di riferimento, concorrenti, potenziali partner, luoghi di produzione e prospettive commerciali. È una valutazione particolarmente importante per le tecnologie sostenibili, che spesso nascono per rispondere a problematiche – energia, risorse, clima, mobilità – intrinsecamente internazionali.
Brevetti green: un’opportunità anche per PMI e startup del Centro-Sud
La proprietà industriale non è uno strumento riservato alle grandi aziende. Al contrario, per una PMI o una startup innovativa un brevetto può assumere un peso proporzionalmente ancora maggiore: può contribuire a differenziare l’impresa dai concorrenti, rafforzarne il posizionamento tecnologico e rappresentare un elemento importante nei rapporti con investitori e partner industriali. Il rapporto Fondazione Symbola-Unioncamere mostra inoltre come il sistema delle imprese sia protagonista della brevettazione green italiana e come il manifatturiero rappresenti il principale motore dell’innovazione ambientale.
Rafforzare la capacità di proteggere l’innovazione significa quindi creare le condizioni affinché nuove tecnologie sviluppate anche nel Centro, nel Mezzogiorno e nelle Isole possano trasformarsi in vantaggio competitivo, occupazione qualificata e crescita delle imprese.
Dalla ricerca al mercato: proteggere l’innovazione per creare valore
I dati mostrano un’Italia dell’eco-innovazione caratterizzata da velocità differenti, ma anche da opportunità che attraversano l’intero territorio nazionale. Se il Centro evidenzia una crescita della propria capacità brevettuale, il Mezzogiorno presenta una sfida ancora più evidente: fare in modo che ricerca, competenze e nuove soluzioni tecnologiche riescano a tradursi sempre più frequentemente in proprietà industriale e valore economico. Da qui l’importanza di valutare la tutela prima della divulgazione e prima dell’ingresso sul mercato, individuando gli strumenti più adeguati alla singola innovazione e agli obiettivi dell’impresa.
Affidati a un professionista
Lo Studio Bonini affianca imprese, startup, ricercatori e innovatori nella tutela e valorizzazione della proprietà industriale, dalla valutazione preliminare della brevettabilità alla definizione di strategie di protezione in Italia e sui mercati internazionali. Lo Studio Bonini inoltre offre un supporto rivolto alle realtà imprenditoriali e innovative dell’intero territorio nazionale, affinché un’idea capace di generare innovazione sostenibile possa trasformarsi in un patrimonio da proteggere e valorizzare.