- 25 Agosto 2026
- Copyright
- Raffaele Bonini
Scrivere un articolo, pubblicare un approfondimento sul web, realizzare un libro o predisporre un contenuto per un sito significa quasi sempre confrontarsi con fonti preesistenti. Libri, articoli di giornale, studi, ricerche, siti internet e altre pubblicazioni costituiscono una parte essenziale del lavoro di documentazione.
Ma fino a che punto è possibile utilizzare il lavoro di altri? Quando è necessario citare la fonte? E quali conseguenze possono derivare dalla riproduzione o dalla rielaborazione di contenuti altrui senza una corretta attribuzione?
La questione riguarda tanto l’editoria tradizionale quanto il mondo digitale e richiede di distinguere tra utilizzo di informazioni, citazione, rielaborazione e riproduzione di un’opera protetta dal copyright.
Diritto d’autore: idee e informazioni non sono la stessa cosa di un’opera
Un primo punto è fondamentale: il diritto d’autore o copyright non attribuisce, in linea generale, un monopolio su idee, fatti o semplici informazioni. La Legge 22 aprile 1941, n. 633 tutela infatti le opere dell’ingegno di carattere creativo, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione.
Ciò significa che apprendere un fatto leggendo un articolo e utilizzare successivamente quell’informazione non equivale, di per sé, a riprodurre il contenuto protetto. Diverso è il caso in cui vengano ripresi il testo, la particolare elaborazione dell’autore, passaggi originali o altri elementi nei quali si manifesta la creatività dell’opera.
La distinzione diventa particolarmente importante nel lavoro giornalistico, editoriale e nella produzione di contenuti per il web, dove più pubblicazioni possono legittimamente occuparsi dello stesso fatto o argomento, ma non per questo è consentito appropriarsi della forma con cui un altro autore lo ha raccontato o sviluppato.
Il diritto di citazione: cosa prevede la legge
Citare un’opera altrui è possibile, ma entro precisi limiti. Il riferimento principale è l’articolo 70 della Legge sul diritto d’autore, che consente il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o parti di un’opera e la loro comunicazione al pubblico quando avvengano per finalità di critica o discussione, nei limiti giustificati da tali scopi e purché l’utilizzo non costituisca concorrenza allo sfruttamento economico dell’opera. La stessa norma stabilisce inoltre che riassunto, citazione o riproduzione debbano essere accompagnati dalla menzione del titolo dell’opera, dell’autore e dell’editore e, nel caso di una traduzione, del traduttore, quando tali indicazioni siano presenti nell’opera utilizzata.
La citazione della fonte, quindi, non è soltanto una buona pratica accademica, giornalistica o editoriale: in determinate forme di utilizzazione previste dalla legge rappresenta una delle condizioni da rispettare.
Citare la fonte non significa poter copiare liberamente
Un equivoco frequente consiste nel ritenere che sia sufficiente indicare la provenienza di un contenuto per poterlo riprodurre. Non è così. Attribuire correttamente un testo al suo autore non rende automaticamente lecita qualsiasi riproduzione. La possibilità di utilizzare parti di un’opera dipende dalle modalità, dall’estensione e dalla finalità dell’utilizzo. Riprodurre una parte sostanziale di un articolo o di un libro indicando semplicemente autore e fonte può quindi non essere sufficiente. La citazione deve rimanere nei limiti giustificati dallo scopo per il quale viene effettuata e non può trasformarsi in un modo per sostituire la fruizione dell’opera originaria. È pertanto necessario valutare concretamente quanto viene utilizzato, come viene utilizzato e perché.
Parafrasare un articolo o un libro elimina il problema?
Anche la rielaborazione merita attenzione. Cambiare alcune parole, modificare l’ordine delle frasi o riscrivere formalmente un passaggio non rappresenta necessariamente una soluzione, se ciò che viene ripreso conserva gli elementi originali e creativi dell’opera di partenza. Al contrario, utilizzare una fonte per acquisire informazioni, confrontarla con altre fonti e sviluppare successivamente un contenuto autonomo costituisce una situazione profondamente diversa dalla semplice riscrittura di un testo preesistente. Il confine deve essere valutato caso per caso: non conta soltanto la coincidenza letterale tra due testi, ma può assumere rilievo anche la sostanziale appropriazione dell’elaborazione creativa altrui.
Fonti online: le regole valgono anche sul web
La facilità con cui un contenuto digitale può essere copiato, condiviso o rielaborato può generare l’errata convinzione che ciò che è pubblicato online sia liberamente utilizzabile. Un articolo accessibile gratuitamente su un sito, un approfondimento pubblicato da una testata digitale o un testo presente in un blog possono invece essere protetti dal diritto d’autore esattamente come i contenuti pubblicati su supporto cartaceo, quando presentino i requisiti previsti dalla legge. Il principio riguarda quindi siti web, blog, riviste e testate online, newsletter e, più in generale, contenuti editoriali digitali. Il fatto che un contenuto sia facilmente accessibile non significa che sia privo di tutela.
Citare una fonte online: mettere il link è sufficiente?
Inserire un hyperlink verso la pagina dalla quale proviene un’informazione rappresenta spesso una buona pratica, perché permette al lettore di identificare e raggiungere la fonte originale. Tuttavia, il link non costituisce un’autorizzazione a riprodurre liberamente il contenuto collegato. Se vengono riportati passaggi testuali, occorre verificare che l’utilizzo rispetti le condizioni previste per la citazione. Allo stesso modo, quando si attribuisce un contenuto a un altro autore è opportuno rendere chiaramente identificabili l’autore e la pubblicazione di provenienza. Nel digitale, quindi, collegare la fonte e rispettare il copyright sono due aspetti collegati ma non coincidenti.
Informazione, fonte e contenuto: alcuni esempi pratici
Pensiamo a una notizia pubblicata da una testata online. Un secondo giornalista può approfondire lo stesso fatto, verificare le informazioni e scrivere un proprio articolo. Non può invece considerare automaticamente disponibile il testo scritto dal primo giornalista e riprodurlo integralmente o in misura sostanziale. Analogamente, l’autore di un libro può consultare numerosi saggi per ricostruire un evento storico e utilizzare le informazioni acquisite per sviluppare una propria ricerca. Se, invece, riporta passaggi o elaborazioni provenienti da una determinata opera, diventano centrali le regole sulla citazione e sul rispetto del lavoro dell’autore originario.
Lo stesso principio vale per un’azienda che realizza un articolo per il proprio blog: trovare online un approfondimento interessante non autorizza a copiarlo o a realizzarne una versione semplicemente modificata in alcuni termini.
Cosa si rischia omettendo la fonte?
La mancata indicazione della fonte non produce automaticamente, in ogni situazione, una violazione del diritto d’autore. Occorre sempre verificare quale contenuto sia stato utilizzato e in quale modo. Quando, tuttavia, l’utilizzo integra una violazione dei diritti dell’autore, le conseguenze possono assumere rilievo sul piano civile e, nelle ipotesi previste dalla normativa, anche su altri piani. Il titolare del copyright può, a seconda del caso, agire per ottenere la cessazione dell’utilizzo illecito e il risarcimento del danno. A ciò possono aggiungersi i profili relativi ai diritti morali dell’autore, tra i quali assume particolare importanza il diritto alla paternità dell’opera.
Non va poi sottovalutato un ulteriore elemento: il danno reputazionale. Per una testata, un professionista, un autore o un’impresa, essere accusati di aver copiato o utilizzato senza attribuzione il lavoro altrui può produrre conseguenze che vanno ben oltre la singola contestazione.
Plagio e violazione del copyright sono la stessa cosa?
I due concetti vengono spesso utilizzati come sinonimi, ma è opportuno distinguerli. Il plagio riguarda essenzialmente l’appropriazione della paternità dell’opera o di elementi creativi altrui, mentre la violazione dei diritti di utilizzazione economica riguarda lo sfruttamento dell’opera in contrasto con i diritti riconosciuti al titolare. A seconda delle circostanze, i due fenomeni possono sovrapporsi, ma non necessariamente coincidono. È proprio per questo che, davanti a una possibile ripresa di contenuti, non basta domandarsi se sia stato indicato il nome dell’autore: occorre verificare quali diritti siano coinvolti e se l’utilizzo concreto sia consentito.
Copyright e fonti: prevenire è più semplice che intervenire
Nella produzione quotidiana di contenuti, alcune accortezze possono ridurre sensibilmente il rischio di contestazioni: distinguere chiaramente le citazioni dal proprio testo, identificare le fonti utilizzate, evitare riproduzioni eccessivamente estese, non confondere la parafrasi con una vera elaborazione autonoma e verificare preventivamente i diritti quando si intende utilizzare una parte significativa di un’opera.
Il principio resta valido indipendentemente dal supporto
Carta e digitale non rappresentano due mondi separati dal punto di vista del diritto d’autore: un contenuto creativo può essere tutelato sia quando viene pubblicato in un libro o su un giornale sia quando appare su un sito internet.
Affidati a un professionista
Per editori, giornalisti, autori, aziende e professionisti che producono contenuti, conoscere i limiti entro i quali è possibile utilizzare il lavoro altrui significa quindi non soltanto riconoscere correttamente il valore delle fonti, ma anche prevenire controversie e proteggere il proprio lavoro editoriale e la propria reputazione. Lo Studio Bonini affianca imprese, professionisti e autori nella tutela del diritto d’autore e, più in generale, dei diritti di proprietà industriale, offrendo consulenza anche nella valutazione del corretto utilizzo di opere e contenuti di terzi e nella gestione di eventuali violazioni in collaborazione con studi legali specializzati in IP.