- 3 Novembre 2026
- Proprietà Intellettuale
- Nicola Alberti
L’intelligenza artificiale sta cambiando il modo in cui vengono elaborate le informazioni, affrontate le controversie e tutelati i diritti. Anche la giustizia è coinvolta in questa trasformazione: l’utilizzo di sistemi AI per supportare l’attività giudiziaria apre nuove questioni sulla responsabilità delle decisioni, sull’affidabilità dei risultati e sull’applicazione delle norme.
Il caso della sentenza del Tribunale di Oristano redatta con l’ausilio dell’intelligenza artificiale, arrivato all’attenzione della Corte d’Appello di Cagliari nell’ottobre 2026, rappresenta un esempio concreto di questo cambiamento. Le implicazioni, tuttavia, non riguardano soltanto i tribunali: coinvolgono anche la tutela dei marchi, la brevettabilità delle invenzioni e il diritto d’autore.
Come cambierà la giurisprudenza con l’intelligenza artificiale? E quali conseguenze avrà l’evoluzione normativa per le imprese e i titolari di diritti di proprietà intellettuale?
Il caso di Oristano: l’intelligenza artificiale può contribuire alla redazione di una sentenza?
Pochi giorni fa la stampa nazionale ha riportato il caso di una sentenza civile del Tribunale di Oristano nella cui motivazione era rimasta una frase riconducibile all’interazione con un assistente AI: «Perfetto. Ti costruisco il paragrafo motivazionale in stile sentenza».
La Corte d’Appello di Cagliari, chiamata a valutare una richiesta di sospensione dell’esecutività del provvedimento, non ha ritenuto che quella frase fosse, da sola, sufficiente a dimostrare che il giudice avesse delegato all’intelligenza artificiale l’interpretazione della legge o la valutazione delle prove.
La vicenda riporta al centro una distinzione fondamentale: utilizzare l’AI come strumento di supporto non equivale necessariamente a delegarle la decisione. La valutazione deve riguardare il ruolo effettivamente svolto dal sistema, non soltanto la presenza di una frase generata automaticamente nel documento.
L’intelligenza artificiale può supportare la ricerca normativa e giurisprudenziale, la sintesi degli atti e la preparazione di bozze. Strumenti come Perplexity, che consente di individuare e consultare fonti attraverso risposte corredate da riferimenti online, possono agevolare la ricerca preliminare di norme e precedenti giurisprudenziali. Le informazioni individuate devono tuttavia essere verificate attraverso le fonti originali e ufficiali. La valutazione dei fatti e delle prove, l’interpretazione delle norme e la decisione finale richiedono invece il controllo e la responsabilità del magistrato.
Il caso di Oristano mostra quindi come l’innovazione tecnologica ponga nuove questioni sull’affidabilità dei provvedimenti e sulle garanzie che devono accompagnare l’impiego dei sistemi generativi nella giustizia.
AI e giurisprudenza: quali cambiamenti dobbiamo aspettarci?
L’intelligenza artificiale può rendere più rapide alcune attività preparatorie, permettendo di analizzare grandi quantità di documenti, confrontare testi e individuare riferimenti potenzialmente pertinenti. Questi vantaggi non eliminano, tuttavia, i rischi legati a informazioni inesatte, riferimenti giuridici non verificati o interpretazioni incomplete.
Il problema riguarda anche la responsabilità: quando un sistema contribuisce alla preparazione di un atto o di un provvedimento, è necessario che chi lo utilizza sia in grado di verificarne i risultati e di rispondere delle proprie valutazioni.
Nei prossimi anni, la giurisprudenza sarà chiamata a confrontarsi sempre più spesso con questioni relative all’utilizzo dell’AI, alla trasparenza dei processi decisionali, all’attendibilità dei contenuti generati e alla tutela dei diritti coinvolti.
Non è possibile prevedere in modo univoco quali orientamenti si consolideranno. È però evidente che l’applicazione delle norme ai nuovi scenari tecnologici richiederà un confronto continuo tra legislazione, interpretazione giudiziaria e prassi professionali.
Intelligenza artificiale e proprietà intellettuale: cosa cambia per marchi e brevetti?
Le implicazioni dell’AI riguardano direttamente anche la proprietà intellettuale. I sistemi generativi possono supportare la ricerca di anteriorità, il confronto tra segni distintivi, l’analisi di documenti brevettuali e la produzione di contenuti. Allo stesso tempo, sollevano interrogativi sulla titolarità dei risultati e sulla responsabilità in caso di violazione di diritti preesistenti.
Marchi: l’AI può individuare una contraffazione?
Nel settore dei marchi, l’intelligenza artificiale può facilitare il monitoraggio del mercato e l’individuazione di segni visivamente o linguisticamente simili. Tuttavia, una somiglianza rilevata da un algoritmo non dimostra automaticamente l’esistenza di una violazione.
La valutazione giuridica richiede di considerare il segno nel suo complesso, i prodotti e servizi interessati, il pubblico di riferimento e il rischio di confusione nelle circostanze concrete. L’AI può quindi supportare l’analisi, ma non sostituisce la valutazione giuridica necessaria per stabilire quali strumenti di tutela siano applicabili.
Brevetti: chi è l’inventore quando interviene l’intelligenza artificiale?
L’utilizzo dell’AI nella ricerca e nello sviluppo pone una questione centrale: come individuare l’inventore quando un sistema generativo contribuisce all’elaborazione di una soluzione tecnica?
Le controversie internazionali relative al sistema DABUS hanno evidenziato le difficoltà di riconoscere a un sistema AI la qualità di inventore secondo le discipline vigenti in diversi ordinamenti. Occorre distinguere il contributo tecnologico del sistema dai requisiti giuridici per ottenere un brevetto e dalle regole sull’individuazione dell’inventore.
Per le imprese che utilizzano l’intelligenza artificiale nei processi di innovazione, diventa quindi importante documentare il contributo umano, valutare i requisiti di protezione e definire correttamente la titolarità dei risultati.
Diritto d’autore: chi possiede i contenuti generati dall’AI?
Anche il diritto d’autore è interessato dalla diffusione dei sistemi generativi. La proteggibilità di un contenuto dipende dai requisiti previsti dalla normativa applicabile e, in particolare, dal ruolo del contributo creativo umano.
Un tema distinto riguarda l’utilizzo di opere protette per l’addestramento dei modelli AI, che richiede di valutare le condizioni d’impiego dei materiali, le eccezioni previste dalla legge e i diritti dei titolari.
Per le imprese, queste questioni rendono importante verificare sia la provenienza dei contenuti utilizzati sia le condizioni alle quali i risultati generati possono essere sfruttati e protetti.
AI Act e normativa italiana: quali regole si applicano?
Il Regolamento europeo (UE) 2024/1689, noto come AI Act, introduce un quadro armonizzato per l’intelligenza artificiale basato sul livello di rischio dei sistemi e sulle loro finalità.
Tra gli ambiti considerati figurano determinati sistemi destinati ad assistere le autorità giudiziarie nella ricerca e nell’interpretazione dei fatti e del diritto e nell’applicazione delle norme a casi concreti. La classificazione e gli obblighi applicabili dipendono dalle caratteristiche e dalla finalità del sistema.
Il regolamento prevede un calendario differenziato: per i sistemi ad alto rischio individuati nell’allegato III, la data di applicazione dei relativi requisiti è stata modificata al 2 dicembre 2027 dal testo aggiornato dell’AI Act; per determinate categorie di sistemi ad alto rischio collegati ai prodotti disciplinati dall’allegato I, la data prevista è il 2 agosto 2028. Le singole disposizioni devono essere verificate in relazione al sistema e al contesto d’uso.
In Italia, la Legge 23 settembre 2025, n. 132, integra il quadro normativo nazionale in materia di intelligenza artificiale, richiamando principi di utilizzo corretto, trasparente e responsabile.
Queste norme rappresentano un riferimento importante, ma non risolvono automaticamente ogni questione relativa alla giustizia e alla proprietà intellettuale. L’applicazione concreta richiede di considerare la finalità del sistema, i soggetti coinvolti e le disposizioni pertinenti.
Fonti normative: Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale e Legge italiana n. 132/2025.
Quale sarà il futuro della giurisprudenza sull’intelligenza artificiale?
Il futuro del diritto dipenderà dalla capacità di adattare le regole esistenti alle nuove applicazioni tecnologiche, chiarendo responsabilità, limiti di utilizzo e strumenti di tutela.
Le questioni destinate a richiedere maggiore attenzione riguardano la responsabilità per gli errori dei sistemi AI, la trasparenza dei processi decisionali, l’attendibilità dei contenuti generati e l’applicazione delle norme sulla proprietà intellettuale.
Per le imprese, seguire l’evoluzione normativa e giurisprudenziale significa valutare preventivamente i rischi legati all’utilizzo dell’intelligenza artificiale, proteggere i propri diritti e definire procedure adeguate per la gestione dei risultati prodotti.
L’AI non elimina la necessità del diritto: rende ancora più importante individuare regole chiare e strumenti di tutela efficaci. La sfida sarà trovare un equilibrio tra innovazione, certezza giuridica e protezione degli interessi coinvolti.
Affidati a un professionista
L’evoluzione dell’intelligenza artificiale sta introducendo nuove questioni nella tutela di marchi, brevetti e diritto d’autore. Per le imprese, comprendere questi cambiamenti significa valutare i rischi giuridici, proteggere il valore dei propri diritti e affrontare con consapevolezza le opportunità offerte dalle nuove tecnologie.
Affidarsi a un professionista permette di analizzare le esigenze specifiche, individuare le possibili criticità e valutare gli strumenti di tutela più appropriati.
Lo Studio Bonini affianca imprese e professionisti nelle questioni legate alla proprietà industriale e intellettuale.