- 29 Gennaio 2026
- Brevetti
- Raffaele Bonini
In questo approfondimento parliamo di brevetto e durata deposito. A differenza del marchio, il brevetto non tutela un segno distintivo, ma una soluzione tecnica a un problema specifico. Proprio per questo, il brevetto rappresenta uno degli asset più delicati e strategici per un’impresa: protegge l’innovazione, consente l’esclusiva nello sfruttamento industriale e può incidere in modo diretto sul valore economico dell’azienda. Tuttavia, anche nel caso dei brevetti, la registrazione iniziale non è sufficiente a garantire una tutela duratura se non viene mantenuta correttamente nel tempo.
Brevetto e durata deposito: il concetto di “mantenimento”
Il brevetto ha una durata limitata e predeterminata dalla legge. In linea generale, un brevetto per invenzione industriale dura 20 anni dalla data di deposito, a condizione che vengano regolarmente versate le tasse di mantenimento previste per ciascun anno successivo alla concessione. È qui che emerge una differenza fondamentale rispetto ai marchi: mentre il marchio può essere rinnovato potenzialmente all’infinito, il brevetto non è rinnovabile oltre il termine massimo previsto dalla normativa. Una volta trascorsi i 20 anni, l’invenzione entra nel pubblico dominio e diventa liberamente utilizzabile da chiunque. Il mantenimento del brevetto non è quindi una proroga della sua durata, ma una condizione necessaria affinché il diritto continui a produrre effetti fino alla sua naturale scadenza.
Cosa accade se le tasse di mantenimento non vengono pagate
Il mancato pagamento delle tasse annuali di mantenimento comporta una conseguenza diretta e particolarmente rilevante: la decadenza del brevetto. In tal caso, il diritto si estingue anticipatamente e l’invenzione perde la protezione esclusiva, anche se il termine dei 20 anni non è ancora decorso. La decadenza ha effetti definitivi. Una volta che il brevetto è decaduto, non è possibile “riattivarlo”. Nella maggior parte delle situazioni, la perdita del brevetto è irreversibile e apre la strada allo sfruttamento dell’invenzione da parte di terzi, inclusi potenziali concorrenti.
Brevetto e durata deposito in Italia, in Europa e a livello internazionale
Nel caso dei brevetti nazionali italiani, la gestione delle annualità avviene presso l’UIBM. Le tasse di mantenimento diventano dovute a partire dal quinto anno e devono essere versate annualmente per evitare la decadenza del titolo. Per i brevetti europei, la disciplina presenta una doppia dimensione. Durante la fase di esame, le tasse di mantenimento sono corrisposte all’EPO; una volta concesso il brevetto, il mantenimento passa alle singole autorità nazionali degli Stati in cui il brevetto è stato convalidato. Anche in questo caso, il mancato pagamento anche di una sola annualità può determinare la perdita della protezione in uno o più Paesi.
A livello internazionale, la procedura PCT amministrata dall’WIPO non dà luogo a un brevetto “unitario”, ma a una fase centralizzata che precede l’ingresso nei singoli ordinamenti nazionali. Una volta entrati nelle fasi nazionali o regionali, il mantenimento del brevetto segue le regole di ciascun Paese designato, con scadenze e modalità che devono essere monitorate con particolare attenzione.
Brevetto e durata deposito: un limite strutturale da conoscere
Uno degli aspetti più importanti, e spesso fraintesi, è proprio questo: il brevetto non è rinnovabile. Non esiste alcuna procedura che consenta di estendere la durata della protezione oltre il termine massimo previsto dalla legge, a differenza di quanto avviene per i marchi. Questo limite non è un difetto del sistema, ma una scelta precisa del legislatore, volta a bilanciare l’interesse del titolare con quello collettivo alla diffusione dell’innovazione. Dopo un periodo di esclusiva, la conoscenza tecnica deve poter essere utilizzata liberamente dal mercato. Per questo motivo, la strategia brevettuale non può limitarsi al deposito iniziale, ma deve tenere conto sin dall’inizio del ciclo di vita dell’invenzione.
Il mantenimento come scelta economica e strategica
Il pagamento delle tasse di mantenimento non è un mero adempimento amministrativo, ma una valutazione strategica. Ogni anno, il titolare del brevetto è chiamato a decidere se l’invenzione giustifica ancora l’investimento necessario a mantenerla in vita. In molti casi, la rinuncia consapevole al mantenimento di un brevetto non più sfruttato può essere una scelta razionale. In altri, invece, una dimenticanza o una sottovalutazione delle scadenze può tradursi in una perdita patrimoniale significativa.
Tutela dell’innovazione e gestione consapevole dei diritti
L’efficacia del brevetto dipende non solo dalla solidità dell’invenzione, ma anche dalla gestione attenta delle scadenze e degli obblighi di mantenimento. Conoscere la durata massima del diritto, i limiti al rinnovo e le conseguenze della decadenza è essenziale per proteggere il valore dell’innovazione nel tempo.
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