- 25 Febbraio 2026
- Brevetti
- Raffaele Bonini
Negli ultimi mesi, il tema della brevettabilità delle invenzioni basate su sistemi di Intelligenza Artificiale (AI) ha assunto una rilevanza crescente nel dibattito giuridico internazionale, suscitando interesse non solo tra gli specialisti di proprietà intellettuale ma anche tra imprese e centri di ricerca impegnati nello sviluppo di tecnologie avanzate, particolarmente attenzionati sul tema brevetti per invenzioni di AI.
Recentemente, la Supreme Court del Regno Unito, come riportato da SPRINT – Sistema Proprietà Intellettuale, ha emesso una pronuncia destinata a lasciare un segno significativo nel panorama della tutela brevettuale. Nel giudizio Emotional Perception AI Ltd vs. Comptroller General of Patents, Designs and Trade Marks, la Corte ha affrontato il nodo fondamentale relativo alla brevettabilità di un’invenzione basata su una Artificial Neural Network (ANN): un sistema di AI in grado di generare raccomandazioni personalizzate in base al profilo emotivo dell’utente.
La decisione e il principio tecnico: hardware reale vs software astratto
Storicamente, la brevettabilità delle invenzioni implementate tramite software ha incontrato ostacoli in molte giurisdizioni, compresa quella europea, in virtù delle restrizioni contenute nell’art. 52 della Convenzione sul Brevetto Europeo (EPC). Tale norma, infatti, esclude dalla tutela brevettuale i “programmi per computer in quanto tali”. Tuttavia, secondo la decisione britannica, se l’invenzione impiega un elemento di hardware reale come parte essenziale della rivendicazione, l’esclusione non si applica in maniera automatica.
In altre parole, laddove una rete neurale non sia considerata soltanto come software astratto ma sia integrata con un dispositivo fisico che produce un effetto tecnico concreto, l’oggetto rivendicato può superare la prima soglia di ammissibilità. Questa impostazione interpreta in chiave favorevole alla brevettabilità un principio già consolidato in sede europea, noto come “any hardware approach”, adottato anche dall’Organizzazione Europea dei Brevetti (EPO).
Limiti e requisiti
È importante sottolineare che la decisione della Supreme Court non apre le porte a una brevettabilità indiscriminata di qualsiasi tecnologia basata su IA. La pronuncia, infatti, non ha deciso in modo definitivo sulla concessione del brevetto specifico in esame, ma ha rinviato l’esame alle autorità competenti affinché si verifichino i requisiti tradizionali di brevettabilità: novità, attività inventiva e applicazione industriale.
La rilevanza di questa pronuncia sta piuttosto nel principio interpretativo adottato: l’oggetto brevettuale non deve essere giudicato esclusivamente in base alla sua natura di software, bensì in base alla concreta interazione con elementi tecnici reali. Ciò può avere una ricaduta positiva sulla valutazione delle domande di brevetto che integrano sistemi di AI con applicazioni industriali tangibili.
Implicazioni nel contesto europeo
Pur essendo formalmente vincolante solo nel Regno Unito, la sentenza ha rilevanza internazionale in quanto si allinea all’interpretazione già adottata dall’EPO e offre un possibile modello interpretativo anche per le giurisdizioni europee. In un’epoca in cui la competitività delle imprese dipende sempre più dalla capacità di proteggere innovazioni tecnologiche complesse, la chiarezza giuridica sul rapporto tra AI e brevetti assume un valore strategico.
Perché questo conta per le imprese italiane
Nel contesto italiano ed europeo, la brevettabilità delle invenzioni basate su IA resta un terreno in evoluzione. Mentre l’Unione Europea si appresta a definire normative specifiche in materia di regolazione dell’IA, il profilo brevettuale continua a essere normato principalmente dalle regole tradizionali della legge brevetti e dalla prassi interpretativa consolidata. Sebbene la legge italiana ed il Codice della Proprietà Industriale richiedano ancora che l’inventore sia una persona fisica (non un sistema automatico), un approccio interpretativo favorevole alla considerazione dell’elemento tecnico può aiutare le imprese a strutturare portafogli brevettuali più solidi e coerenti con le innovazioni che intendono valorizzare.
Un tassello nell’evoluzione della tutela brevettuale dell’AI
La pronuncia della Supreme Court inglese rappresenta un segnale importante nel processo di evoluzione del diritto brevettuale applicato all’Intelligenza Artificiale. Se da un lato non rivoluziona l’ordinamento europeo, dall’altro contribuisce a consolidare un’interpretazione coerente con quella dell’EPO, favorendo una maggiore prevedibilità per le imprese e gli innovatori. Nell’era digitale e cognitiva, la capacità di proteggere giuridicamente le soluzioni ibride – in cui software, algoritmi e hardware si integrano per creare valore economico – diventa un elemento fondamentale per sostenere competitività e leadership tecnologica.
Affidati a un professionista
Affidarsi ad esperti e professionisti è un passo imprescindibile per evitare facili errori e complicazioni nella delicata fase della valutazione. Lo Studio Bonini affianca aziende e professionisti nella tutela e valorizzazione dei brevetti, dalla fase di deposito alla gestione delle contitolarità, degli accordi di sfruttamento e dei contenziosi in collaborazione con studi legali specializzati in proprietà industriale.