- 12 Gennaio 2026
- Proprietà industriale
- Ercole Bonini
Nel diritto della proprietà industriale capita spesso di sentire parlare di “malafede” e di “concorrenza sleale”. Due espressioni ricorrenti, che però – nella pratica – vengono spesso sovrapposte o usate come sinonimi. In realtà raccontano situazioni giuridiche differenti, che nascono in momenti diversi e che portano a conseguenze diverse. Capire dove finisce la malafede e dove inizia la concorrenza sleale non è soltanto un esercizio teorico: significa scegliere gli strumenti di tutela corretti, prevenire contenziosi e proteggere meglio il valore dei segni distintivi.
Quando si parla davvero di “malafede” nella registrazione del marchio
Immaginiamo un rapporto commerciale che funziona da tempo: un fornitore che lavora con un distributore, oppure due partner che collaborano allo sviluppo di un prodotto. Uno dei due conosce perfettamente il marchio, sa che l’altro lo utilizza, ne comprende il valore e il potenziale. A un certo punto uno dei due decide di registrarlo a proprio nome, senza comunicarlo all’altro. Lo fa per mettersi in posizione di vantaggio, per bloccare l’altro o per costringerlo a negoziare.
In casi come questo, la domanda di marchio non è più uno strumento di tutela, ma diventa un mezzo per esercitare una pressione su qualcun altro. È qui che entra in gioco la malafede: non conta solo il segno in sé, ma l’intenzione con cui è stato registrato.
Se l’abuso derivante dalla malafede viene dimostrato, il marchio può essere dichiarato nullo, come se non fosse mai esistito. La domanda fondamentale è sempre la stessa: perché quel marchio è stato depositato? Per proteggere un progetto legittimo o per impedire a qualcuno di continuare a operare?
Cos’è la concorrenza sleale
La concorrenza sleale ha un respiro più ampio. Non riguarda soltanto il deposito del marchio, ma il modo in cui un’impresa decide di muoversi sul mercato. Si parla di concorrenza sleale quando il comportamento complessivo di un operatore economico risulta scorretto, confusorio o lesivo nei confronti dei competitor, della clientela o del mercato stesso.
Può trattarsi di un’imitazione troppo spinta del packaging, di una comunicazione costruita per agganciarsi alla reputazione altrui, di informazioni fuorvianti diffuse per screditare un concorrente, o di un uso distorto di rapporti commerciali e informazioni riservate. Non è un gesto isolato, ma un modo di competere che viola il principio di correttezza professionale.
In questi casi, l’intervento del giudice non guarda solo all’intenzione originaria, ma agli effetti concreti: quanta confusione si è creata, quale danno è stato prodotto, in che modo il mercato è stato alterato. Le conseguenze, di solito, sono l’ordine di cessare la condotta e l’eventuale risarcimento del danno.
La vera differenza tra i due istituti
La linea di confine può essere descritta così: la malafede vive nel momento del deposito del marchio, la concorrenza sleale vive nel modo in cui l’impresa agisce dopo. Nel primo caso si guarda alla ragione per cui il segno è stato registrato; nel secondo si analizza come viene usato, come viene comunicato e che conseguenze produce sul mercato.
Non è escluso che le due fattispecie possano convivere nello stesso scenario. Un marchio registrato con intento abusivo può anche essere utilizzato in maniera tale da creare confusione o da ostacolare illegittimamente i concorrenti. In queste situazioni, la valutazione richiede attenzione, ricostruzione dei fatti, analisi delle relazioni commerciali e degli effetti reali.
Malafede e concorrenza sleale: perché questa distinzione è centrale per le imprese
Distinguere correttamente tra malafede e concorrenza sleale significa impostare la difesa nel modo giusto. Le prove da raccogliere, gli strumenti da utilizzare e gli obiettivi da perseguire cambiano in modo significativo a seconda del problema. In alcune vicende è opportuno concentrarsi sulla nullità del marchio per malafede. In altre, è più efficace costruire una causa fondata sulla concorrenza sleale. In altre ancora, le due strade possono essere percorse insieme, perché fotografano aspetti diversi dello stesso comportamento.
Affidati a un professionista
Malafede e concorrenza sleale sono due facce di un tema comune: la tutela corretta dei segni distintivi e del mercato. La prima riguarda il perché un marchio è stato registrato; la seconda riguarda il come esso viene usato e comunemente percepito.
Saperle distinguere aiuta le aziende a proteggere i propri asset, a prevenire comportamenti opportunistici e a muoversi in modo più consapevole all’interno di un contesto competitivo sempre più complesso. Lo Studio Bonini mette a disposizione un team di professionisti specializzati in tutti i settori merceologici.