- 4 Febbraio 2026
- Copyright
- Raffaele Bonini
L’uscita del film biografico Michael, dedicato alla vita e alla carriera di Michael Jackson, riporta al centro del dibattito non solo l’eredità artistica del “Re del Pop”, ma anche una questione giuridica di grande attualità: lo sfruttamento legale del personaggio e dell’immagine di una celebrità dopo la morte. Cinema, musica, merchandising e licensing dimostrano come il personaggio Michael Jackson continui a generare valore economico. Ma quali diritti lo rendono possibile? E quali limiti devono essere rispettati?
Michael Jackson: il biopic come operazione economica (non solo culturale)
Un biopic non è mai soltanto un’opera cinematografica. È un progetto complesso che coinvolge:
- diritti d’autore sulle opere musicali;
- diritti della personalità (immagine, nome, voce);
- marchi registrati;
- contratti di licensing e autorizzazioni con gli aventi diritto.
Nel caso di Michael Jackson, la produzione del film è stata possibile grazie a un accordo con il Michael Jackson Estate, titolare dei principali diritti di sfruttamento economico legati all’artista.
Il diritto all’immagine e il “right of publicity”
Uno degli aspetti centrali è il cosiddetto right of publicity, ossia il diritto allo sfruttamento economico dell’identità di una persona (nome, immagine, voce, firma, tratti distintivi). Negli ordinamenti anglosassoni – in particolare negli Stati Uniti – questo diritto sopravvive alla morte e può essere gestito dagli eredi o da un soggetto designato.
Nel caso Jackson:
- il personaggio è diventato un asset commerciale autonomo;
- ogni utilizzo (film, documentari, spot, videogiochi, NFT) richiede autorizzazione;
- lo sfruttamento non autorizzato espone a contenziosi rilevanti.
Copyright musicale e sincronizzazione: il vero valore della biografia
Il cuore del film non è solo la storia, ma la musica.
Questo implica la gestione di:
- diritti d’autore sulle composizioni;
- diritti connessi sulle registrazioni;
- diritti di sincronizzazione per l’uso dei brani nel film.
Nel caso di artisti iconici, i diritti musicali rappresentano la componente economicamente più rilevante dell’operazione. È qui che la biografia diventa anche una strategia di valorizzazione del catalogo.
Michael Jackson: marchi, segni distintivi e merchandising
Il nome “Michael Jackson”, il logo, alcune pose iconiche, elementi grafici e denominazioni correlate sono marchi registrati.
Questo significa che:
- la biografia rafforza il brand;
- il film diventa un moltiplicatore di valore per licensing e merchandising;
- l’uso non autorizzato di segni distintivi può configurare una violazione di marchio.
Il confine tra omaggio artistico e sfruttamento commerciale illecito è sottile, e spesso è proprio qui che nascono i contenziosi.
Libertà artistica vs diritti della personalità
Uno dei temi più delicati riguarda il bilanciamento tra libertà di espressione artistica e tutela della reputazione e dell’identità del personaggio. Nelle biografie autorizzate, questo equilibrio è gestito contrattualmente. Nei prodotti non autorizzati, invece, il rischio legale aumenta, soprattutto quando la narrazione incide sull’onore, sulla reputazione o sull’immagine commerciale dell’artista.
Cosa insegna il caso Michael Jackson alle imprese (anche fuori dal cinema)
Questo caso offre spunti rilevanti anche per il mondo imprenditoriale:
- un personaggio può diventare un brand strutturato;
- i diritti immateriali possono sopravvivere nel tempo e generare valore;
- la gestione strategica di copyright, marchi e diritti della personalità è centrale;
- l’assenza di autorizzazioni può bloccare progetti, investimenti e distribuzione.
Affidati a un professionista
La biografia su Michael Jackson dimostra come la proprietà intellettuale sia il vero motore invisibile delle grandi operazioni culturali e commerciali. Dietro ogni opera di successo c’è una architettura giuridica complessa, che governa lo sfruttamento dell’identità, dell’opera e del valore economico di un personaggio. Comprendere questi meccanismi è oggi essenziale non solo per l’industria creativa, ma per tutte le imprese che investono in brand, reputazione e asset immateriali.