Perchè gli italiani si fanno copiare?

Gli Italiani: un popolo di creatori, di inventori, di designer che il mondo ci invidia, ma che si fanno copiare a man bassa

Ci sarà pure una ragione importante perché le aziende italiane sono ultime in Europa non solo per la protezione di brevetti, ma anche per la protezione del design. Bastano poche illuminanti cifre del 2018: l’Italia ha depositato 13.329 brevetti, la Germania 73.333. Per i design l’Italia ha 46.149 depositi e la Germania 59.699.

Ora, con tutto il rispetto degli amici tedeschi, non credo proprio che il design tedesco sia superiore e più creativo di quello italiano! Ma allora come si spiega questo grande divario? Semplicemente con l’”ignoranza”, da parte delle nostre PMI, rispetto alla conoscenza dei vantaggi della protezione che la legge offre. I tedeschi, invece, sanno bene quanto sia importante proteggere le loro innovazioni e, anche per questo, le cause con l’estero contro le nostre PMI sono quasi tutte tedesche! E noi come ci difendiamo dall’accusa di aver copiato? Semplicemente dicendo che “non lo sapevamo, altrimenti non avremmo pestato i piedi a nessuno”. E questo è vero: ma è altrettanto vero che i mezzi gratuiti per sapere se c’è una protezione di un’invenzione o di un’innovazione ci sono, ma non si conoscono!
Poi, se qualcuno copia i nostri prodotti, le nostre creazioni, andiamo in Tribunale invocando la concorrenza sleale per confusione o per appropriazione del proprio lavoro da parte del copiatore. Sappiamo quanto durano le cause e quando finiscono, se abbiamo avuto ragione, non ci interessa più perché il danno ormai è stato fatto.
Ma se si hanno i cosiddetti “titoli di Proprietà Industriale” le cose cambiano anche con i Tribunali: ci sono quelli specializzati (da noi solo Venezia può giudicare le cause del Veneto) e soprattutto si ottiene celerità nelle decisioni e anche provvedimenti speciali di blocco nel giro di un paio di mesi.
Vediamo ora di informare semplicemente e correttamente le nostre PMI sugli elementi base della protezione sia brevettuale sia di design e perché no, anche dei marchi.
Per i brevetti è necessario depositare una domanda prima che l’oggetto venga esposto in fiera, in internet, o venduto, altrimenti la protezione è annullabile. Per quanto concerne il “dove” depositare, è consigliabile fare un deposito italiano e poi, entro i 12 mesi, un deposito comunitario e internazionale, o all’estero nei Paesi dove si esporta o si intende esportare. La stessa cosa vale per i design con la differenza che per avere riconosciuta la data di priorità italiana l’estensione deve essere fatta entro 6 mesi dalla data italiana.
Desidero far notare che sia il brevetto che il design sono titoli di esclusiva che valgono solo nei Paesi dove sono stati depositati, altrimenti il campo è libero per chi vuol copiare.
Se quindi si esporta in Cina o in Giappone, si debbono depositare domande di registrazione in questi Paesi.
Anche per i marchi vale lo stesso criterio territoriale, ovvero il marchio è valido nel Paese dove si registra, ma a differenza dei brevetti e dei design per il marchio non ci sono scadenze per registrare in altri Paesi. La registrazione può essere fatta in ogni momento, sempre a patto che non ci abbia pensato già un concorrente, o addirittura il rappresentante senza il permesso dell’azienda.
Le associazioni di categoria, come la Confartigianato e la Confcommercio, come pure l’Associazione Industriali, si stanno rendendo conto che i punti di PIL si guadagnano promuovendo le esportazioni nel mondo e quindi aiutando i propri associati ad esportare correttamente. E se i prodotti esportati non sono protetti, vengono irrimediabilmente copiati, ad esempio dai turchi che sono i cinesi del mediterraneo, per non parlare poi di altri Paesi ben più forti economicamente.
E allora l’antidoto, ormai urgente e irrinunciabile è una informazione responsabile e profonda a tutto campo su costi e benefici (di gran lunga superiori ai costi!).
Lo dico per tutti: smettiamola di regalare le nostre idee, i nostri prodotti frutto di studio, di ricerca, di fatica agli altri. Se ci proteggiamo potremo continuare ad esportare, altrimenti, dopo la prima spedizione non ne avverranno più!

Ing. Ercole Bonini

 

 

Articolo pubblicato il 25 Gennaio 2020
sull’inserto Focus Associazionismo
de Il Giornale di Vicenza