- 27 Maggio 2026
- Design
- Raffaele Bonini
Il dibattito nato attorno a Ferrari Luce, la prima vettura elettrica del Cavallino firmata con il contributo creativo di Jony Ive e Marc Newson, dimostra quanto il design, nel settore automotive, non sia mai soltanto una questione estetica. La linea di un’automobile racconta identità, posizionamento, innovazione tecnologica e continuità con la storia del marchio. Quando un modello rompe gli schemi, come nel caso della nuova auto elettrica Ferrari, il confronto pubblico si accende proprio perché il design diventa linguaggio, riconoscibilità e valore economico.
Nel settore auto, infatti, la forma di una vettura, dei suoi interni, dei gruppi ottici, della plancia o di singoli componenti può rappresentare una risorsa strategica da tutelare attraverso gli strumenti della proprietà industriale. Non si protegge l’idea astratta di “auto sportiva”, ma l’aspetto concreto e riconoscibile di un prodotto: linee, profili, proporzioni, superfici, dettagli ornamentali e combinazioni visive capaci di generare un’impressione complessiva distinta.
Che cosa si intende per design automobilistico
Nel linguaggio giuridico, il design viene normalmente ricondotto alla tutela dei disegni e modelli, cioè all’aspetto esteriore di un prodotto o di una sua parte. In ambito automotive questo può riguardare il veicolo nel suo insieme, ma anche elementi specifici come paraurti, cerchi, fari, interni, sedili, cruscotti, maniglie, componenti aerodinamici e dettagli di finitura.
Per ottenerne la tutela, il design deve possedere due requisiti fondamentali: novità e carattere individuale. In altre parole, non deve essere identico a un design già divulgato e deve produrre nell’utilizzatore informato un’impressione generale diversa rispetto ai modelli preesistenti. La registrazione consente di ottenere un diritto esclusivo sul disegno o modello, permettendo al titolare di impedirne l’uso non autorizzato da parte di terzi.
Perché il design è centrale per le case automobilistiche
Nel mercato automotive, il design è uno degli elementi più forti di differenziazione competitiva. Un’auto non viene scelta solo per motore, tecnologia o prestazioni, ma anche per ciò che comunica: sportività, lusso, affidabilità, innovazione, sostenibilità, appartenenza a un immaginario.
Il caso Ferrari Luce è significativo proprio perché mostra il peso strategico della forma. L’ingresso nell’elettrico non comporta soltanto una trasformazione tecnica, ma anche una ridefinizione dell’identità visiva del brand. Il coinvolgimento di designer provenienti da un ambito diverso, come quello della tecnologia e dell’interfaccia utente, ha acceso il dibattito sul confine tra tradizione e innovazione.
Design automotive e valore economico: quando la forma incide anche sui mercati
Il caso Ferrari Luce dimostra anche un altro aspetto centrale: il design non è solo un elemento creativo o identitario, ma può incidere direttamente sulla percezione del valore di un’azienda. La reazione fredda di una parte del mercato e degli osservatori al nuovo modello elettrico del Cavallino si è riflessa anche sull’andamento del titolo Ferrari, arrivato a perdere terreno in Borsa dopo la presentazione. Un segnale che conferma come, nel settore automotive e soprattutto nel segmento delle auto di lusso , la coerenza tra innovazione, identità estetica e aspettative del pubblico sia un fattore rilevante anche sotto il profilo economico-finanziario.
Proteggere il design, quindi, significa tutelare non solo la forma di un prodotto, ma anche una componente del valore reputazionale, commerciale e patrimoniale dell’impresa. La percezione estetica di un modello può influire sulla fiducia degli investitori, sull’accoglienza del mercato e sulla capacità del brand di mantenere saldo il proprio posizionamento competitivo.
Design registrato: che cosa protegge davvero
La registrazione di un disegno o modello non tutela la funzione tecnica del prodotto, che può eventualmente rientrare nel campo dei brevetti, ma il suo aspetto estetico visibile. Questo significa che, nel settore automotive, la protezione può riguardare la configurazione estetica di un modello o di un componente, purché non sia determinata esclusivamente da esigenze tecniche.
Per le imprese, registrare il design significa poter contrastare imitazioni, copie servili e riproduzioni non autorizzate che sfruttano il valore estetico e commerciale del prodotto. In un settore ad alta esposizione mediatica come quello automobilistico, la tutela preventiva diventa quindi essenziale.
Automotive, ricambi e “repair clause”
Un tema particolarmente delicato riguarda i pezzi di ricambio. La cosiddetta repair clause (clasuola di riparazione) limita la protezione del design per alcune componenti utilizzate esclusivamente per riparare un prodotto complesso e ripristinarne l’aspetto originario. È un punto centrale per il settore auto, perché incide sull’equilibrio tra diritti dei costruttori, mercato dei ricambi, concorrenza e tutela dei consumatori.
Questo non significa che il design automobilistico perda valore, ma che la strategia di tutela deve essere costruita con attenzione, distinguendo tra design del veicolo, componenti originali, parti visibili, ricambi e possibili utilizzi da parte di terzi.
Il design come elemento identitario
Nel caso di marchi iconici, il design può arrivare a dialogare anche con altri strumenti di tutela, come il marchio tridimensionale, il diritto d’autore o la concorrenza sleale. Tuttavia, ogni forma di protezione risponde a requisiti diversi e non è automatica.
Per un’azienda automobilistica, proteggere il design significa proteggere una parte della propria identità. Una silhouette, un frontale, una firma luminosa o un abitacolo possono diventare elementi immediatamente riconoscibili dal pubblico. Proprio per questo, il design non dovrebbe essere considerato solo alla fine del processo creativo, ma integrato fin dall’inizio nella strategia di proprietà industriale.
Perché serve una strategia preventiva
Il caso Ferrari Luce conferma che il design è oggi uno dei terreni più sensibili dell’innovazione nel settore automobilistico. Ogni nuovo modello deve confrontarsi con il mercato, con la memoria del brand, con le aspettative dei consumatori e con la necessità di proteggere gli investimenti creativi e industriali.
Per le imprese, questo significa adottare una strategia preventiva: analisi delle anteriorità, valutazione della registrabilità, deposito dei disegni e modelli, monitoraggio del mercato e gestione coordinata dei diversi diritti di proprietà industriale.
Affidati a un professionista
Nel settore automotive, il design non è solo estetica: è valore competitivo, riconoscibilità e patrimonio aziendale. Lo Studio Bonini assiste imprese, designer e realtà industriali nella tutela di disegni e modelli, nella valutazione dei requisiti di registrazione e nella definizione di strategie di protezione efficaci in Italia, in Europa e sui mercati internazionali.