- 17 Agosto 2026
- Brevetti
- Raffaele Bonini
La transizione green non passa soltanto dagli investimenti in sostenibilità, ma anche dalla capacità delle imprese di trasformare ricerca, competenze e innovazione tecnologica in un patrimonio da proteggere e valorizzare. Nuovi sistemi per l’efficienza energetica, tecnologie per le energie rinnovabili, soluzioni per la mobilità sostenibile, processi produttivi a minore impatto ambientale, sistemi per il trattamento delle acque e dei rifiuti, nuovi materiali e tecnologie digitali applicate alla riduzione dei consumi possono racchiudere soluzioni tecniche suscettibili di tutela brevettuale.
È in questo scenario che assumono un ruolo crescente i cosiddetti brevetti green, particolarmente rilevanti per un Paese a forte vocazione manifatturiera come l’Italia e, soprattutto, per alcune delle sue principali regioni industriali.
Brevetti green: il Nord Italia guida l’eco-innovazione
I numeri restituiscono un quadro particolarmente interessante. Secondo il rapporto “Competitivi perché sostenibili. Geografia dell’eco-innovazione made in Italy”, realizzato da Fondazione Symbola e Unioncamere, in collaborazione con DINTEC e Centro Studi Guglielmo Tagliacarne, l’Italia si colloca tra i primi tre Paesi europei per numero di brevetti green ed è terza anche per quota di imprese titolari di brevetti sul totale delle imprese.
Il rapporto evidenzia inoltre una crescita del 44,4% della brevettazione green italiana tra il 2012 e il 2022, mentre l’analisi delle domande italiane di brevetto europeo pubblicate mostra un’accelerazione particolarmente significativa negli anni più recenti.
A trainare questa dinamica sono soprattutto Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte, le regioni italiane con il maggior numero di brevetti green. Un primato strettamente collegato alla loro tradizione manifatturiera e alla capacità di trasformare ricerca e know-how industriale in nuove soluzioni tecnologiche.
A queste realtà si affianca il Friuli-Venezia Giulia, territorio caratterizzato da un sistema produttivo fortemente orientato all’innovazione e da un ecosistema scientifico e tecnologico che rappresenta uno dei punti di riferimento del Nord-Est.
Da Milano a Torino, da Bologna a Venezia e Trieste: innovazione e territorio
La geografia dei brevetti green riflette inevitabilmente quella dei grandi sistemi produttivi del Nord Italia. In Lombardia, Milano e le province ad alta densità manifatturiera rappresentano uno dei principali motori nazionali dell’innovazione. Il Piemonte, con Torino e la sua tradizione automobilistica e industriale, è oggi direttamente coinvolto nella trasformazione della mobilità, nell’elettrificazione e nello sviluppo di nuove tecnologie produttive. Il Veneto, con Venezia e un tessuto industriale particolarmente diffuso tra Vicenza, Padova, Verona e Treviso, costituisce un altro terreno privilegiato per lo sviluppo di innovazioni applicate all’efficienza dei processi, all’energia e alla sostenibilità della produzione.
In Emilia-Romagna, Bologna, Modena, Parma e Reggio Emilia sono inserite in un ecosistema industriale in cui meccanica, meccatronica, settore automobilistico, packaging e automazione rappresentano altrettanti ambiti nei quali la transizione ambientale sta generando nuove esigenze tecnologiche.
Il Friuli-Venezia Giulia, con Trieste e gli altri poli produttivi regionali, completa questo grande asse dell’innovazione del Nord Italia, grazie anche alla presenza di un sistema della ricerca e del trasferimento tecnologico fortemente connesso con l’impresa.
La dimensione territoriale non è secondaria: proprio nei distretti in cui ricerca, manifattura e specializzazione industriale si incontrano, la capacità di individuare e proteggere tempestivamente un’innovazione può trasformarsi in un importante fattore competitivo.
Cosa sono i brevetti green?
L’espressione “brevetto green” non identifica una particolare categoria giuridica di brevetto distinta dalle altre. Indica, piuttosto, i brevetti relativi a invenzioni e tecnologie che contribuiscono alla sostenibilità ambientale, alla mitigazione dei cambiamenti climatici, all’utilizzo più efficiente delle risorse o alla riduzione dell’impatto delle attività produttive. Gli ambiti interessati sono numerosi.
Il rapporto di Fondazione Symbola e Unioncamere evidenzia, tra le tecnologie green maggiormente brevettate in Italia, le soluzioni digitali applicate alla gestione efficiente delle risorse energetiche e ambientali, le tecnologie di misurazione e controllo delle grandezze elettriche, i sistemi per il trattamento delle acque reflue e le tecnologie legate alla mobilità sostenibile. Particolarmente significativo è anche il settore energetico, che comprende, tra le altre, innovazioni relative alle reti di distribuzione, ai sistemi di gestione e ricarica delle batterie, all’alimentazione attraverso fonti differenti e alla trasmissione dell’energia. Il concetto di innovazione green è quindi molto più ampio della sola produzione di energia rinnovabile.
Quali innovazioni sostenibili possono essere brevettate?
Non è sufficiente che un prodotto o un processo sia “sostenibile” perché possa essere brevettato. Occorre che alla base vi sia una soluzione tecnica che presenti i requisiti previsti dalla normativa brevettuale. Un’impresa può, ad esempio, sviluppare un nuovo componente capace di ridurre i consumi energetici di un macchinario, un sistema innovativo di gestione delle batterie, una tecnologia per recuperare materiali da un processo industriale, un dispositivo per ridurre le emissioni oppure un nuovo procedimento per il trattamento delle acque.
La tutela può quindi riguardare tanto un prodotto quanto un procedimento o una specifica soluzione tecnica inserita all’interno di sistemi più complessi. È proprio per questo che la valutazione della brevettabilità dovrebbe iniziare già durante il percorso di ricerca e sviluppo e non soltanto quando il prodotto è pronto per essere commercializzato.
I requisiti per brevettare un’innovazione green
Le invenzioni green sono sottoposte ai medesimi requisiti previsti per le altre invenzioni industriali. Come ricorda l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (UIBM), un’invenzione deve innanzitutto essere nuova, cioè non essere già compresa nello stato della tecnica.
Deve inoltre presentare attività inventiva: per una persona esperta del settore la soluzione non deve risultare evidente rispetto alle conoscenze già disponibili. A questi elementi si aggiunge l’applicazione industriale, vale a dire la possibilità che l’invenzione possa essere fabbricata o utilizzata in campo industriale, oltre agli ulteriori requisiti previsti dal Codice della Proprietà Industriale. La sostenibilità ambientale dell’invenzione può dunque rappresentarne una caratteristica e un valore di mercato, ma non sostituisce i requisiti necessari per ottenere la protezione brevettuale.
Prima brevettare, poi comunicare: attenzione alla divulgazione
Per le imprese innovative esiste un passaggio particolarmente delicato: la gestione della comunicazione dell’invenzione. Fiere, eventi di settore, incontri con potenziali clienti e investitori, cataloghi commerciali, siti internet, comunicati stampa e social network sono strumenti essenziali per presentare una nuova tecnologia. Farlo troppo presto, però, può creare un problema. Il requisito della novità impone infatti particolare attenzione alla divulgazione dell’invenzione prima del deposito della domanda di brevetto.
Presentare pubblicamente una soluzione tecnica, descriverne in maniera sufficientemente dettagliata il funzionamento o renderla accessibile prima di aver definito una corretta strategia di tutela può compromettere la possibilità di ottenere successivamente il brevetto.
Per questo motivo la proprietà industriale dovrebbe essere considerata parte integrante della strategia di innovazione aziendale e non un adempimento da affrontare soltanto alla fine dello sviluppo.
Brevetti green e competitività: proteggere l’innovazione crea valore
Brevettare significa impedire che un investimento in ricerca e sviluppo possa essere liberamente sfruttato dai concorrenti nei limiti e per il periodo previsti dalla tutela. Ma il valore economico di un brevetto può andare oltre la funzione difensiva. Un brevetto costituisce un bene immateriale dell’impresa, e può essere oggetto di licenza, favorire accordi industriali e partnership, contribuire alla valorizzazione tecnologica dell’azienda e assumere rilevanza nei rapporti con investitori e finanziatori.
Il rapporto “Competitivi perché sostenibili” di Fondazione Symbola e Unioncamere evidenzia proprio il legame tra proprietà industriale e performance aziendale: le imprese italiane che depositano brevetti relativi a “tecnologie verdi” mostrano livelli di competitività sensibilmente superiori rispetto alle imprese titolari di brevetti relativi a “tecnologie non verdi”.
Il dato assume ancora maggiore rilievo considerando che, secondo la stessa ricerca, il 59% dell’innovazione brevettuale green italiana proviene dal manifatturiero e che le imprese risultano titolari dell’81,9% delle domande pubblicate. Il brevetto diventa così uno degli strumenti attraverso i quali trasformare l’innovazione ambientale da costo di ricerca a patrimonio dell’azienda.
Brevetti green: una leva strategica per le imprese del Nord Italia
Per il sistema produttivo di Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia-Romagna e Friuli-Venezia Giulia la transizione sostenibile rappresenta una sfida particolarmente significativa. Proprio la presenza di filiere manifatturiere altamente specializzate fa sì che molte innovazioni green non nascano necessariamente da aziende che operano esclusivamente nel settore ambientale. Possono svilupparsi all’interno di un’impresa meccanica, automobilistica, elettronica, chimica, energetica, alimentare o del packaging che trovi una nuova soluzione per utilizzare meno energia, recuperare materiali, ridurre emissioni o rendere più efficiente un processo.
Individuare tempestivamente ciò che può essere protetto diventa quindi fondamentale. Non tutte le innovazioni devono necessariamente essere brevettate e, in alcuni casi, può essere strategicamente preferibile ricorrere ad altre forme di tutela del know-how. La scelta richiede una valutazione che tenga conto non soltanto dei requisiti giuridici, ma anche degli obiettivi industriali dell’impresa, dei mercati nei quali opera e della possibilità concreta di valorizzare l’invenzione.
Tutelare oggi l’innovazione sostenibile di domani
La crescita dei brevetti green dimostra come sostenibilità, tecnologia e proprietà industriale siano sempre più strettamente collegate. Per le imprese che investono in ricerca e sviluppo, la domanda non dovrebbe quindi essere soltanto “quanto è innovativa questa soluzione?”, ma anche “come possiamo proteggerla?”. Valutare preventivamente la brevettabilità, verificare lo stato della tecnica, evitare divulgazioni premature e definire correttamente l’estensione territoriale della tutela sono passaggi che possono incidere sul futuro economico di una nuova tecnologia.
Affidati a un professionista
Lo Studio Bonini affianca imprese, startup e innovatori nella tutela e nella valorizzazione della proprietà industriale, accompagnandoli dalla valutazione preliminare della brevettabilità alla definizione della strategia di protezione più adeguata in Italia e sui mercati internazionali. In un contesto nel quale sostenibilità e competitività sono sempre più connesse, proteggere un’innovazione significa contribuire a trasformarla in valore per l’impresa.