- 3 Novembre 2026
- Brevetti
- Ercole Bonini
La ricerca europea continua a crescere e a produrre innovazione. Eppure, ottenere un brevetto non significa necessariamente riuscire a valorizzarlo nel tempo. È quanto emerge dal nuovo studio dell’Ufficio Europeo dei Brevetti (EPO), ripreso anche da Il Sole 24 Ore nell’articolo del 27 ottobre 2026 dedicato ai brevetti universitari.
Il dato più significativo riguarda la durata della protezione: il 40,7% dei brevetti europei di proprietà diretta delle università cessa di essere in vigore entro dieci anni, contro il 26,3% di quelli detenuti dagli atenei statunitensi.
Una differenza che pone una questione centrale per il sistema dell’innovazione: non basta proteggere un’invenzione, occorre anche creare le condizioni affinché quella protezione possa generare valore.
Brevetti universitari: cosa emerge dallo studio EPO 2026
Secondo lo studio Europe’s technology transfer landscape, pubblicato dall’EPO il 22 ottobre 2026, i brevetti riconducibili alla ricerca universitaria rappresentano ormai circa il 9% dei brevetti europei, una quota vicina a quella statunitense.
Anche il contributo complessivo della ricerca pubblica è in aumento. Le domande di brevetto europeo che coinvolgono università, enti pubblici e ospedali di ricerca sono più che raddoppiate nell’arco di vent’anni, passando da circa 3.200 nel 2006 a quasi 8.000 nel 2025.
La crescita interessa soprattutto settori tecnologici strategici. Nel 2025, gli istituti di ricerca europei figuravano tra i richiedenti nel 34% delle domande di origine europea relative alle biotecnologie, nel 29% di quelle riguardanti le tecnologie quantistiche e nel 26% di quelle del settore farmaceutico.
Questi numeri confermano il ruolo della ricerca pubblica nello sviluppo tecnologico, ma evidenziano anche la necessità di rafforzare il collegamento tra attività scientifica, tutela brevettuale e applicazioni industriali.
Perché molti brevetti cessano di essere mantenuti prima dei dieci anni?
Un brevetto europeo può offrire una protezione fino a vent’anni dalla data di deposito della domanda, a condizione che siano rispettati i requisiti previsti e pagate le tasse di mantenimento.
La cessazione anticipata della protezione non indica necessariamente che l’invenzione sia priva di valore. Può dipendere da diversi fattori: dall’evoluzione delle tecnologie alla mancanza di prospettive commerciali, dai costi di mantenimento alla ridefinizione delle priorità di ricerca e investimento.
In alcuni casi, la decisione di non mantenere un brevetto può rappresentare una scelta consapevole e coerente con gli obiettivi del titolare.
Il dato evidenziato dall’EPO, tuttavia, invita a considerare un aspetto spesso sottovalutato: la protezione brevettuale non dovrebbe essere valutata esclusivamente al momento del deposito, ma nell’ambito di una strategia di gestione e valorizzazione nel tempo.
Dal laboratorio al mercato: il ruolo del trasferimento tecnologico
Lo studio EPO, realizzato in collaborazione con ASTP e Fraunhofer ISI, ha analizzato oltre 800 uffici europei per il trasferimento tecnologico, le strutture che favoriscono il passaggio dei risultati della ricerca verso il mondo produttivo.
Questi uffici, conosciuti anche come Technology Transfer Offices (TTO), svolgono attività che comprendono l’identificazione delle invenzioni, la gestione della proprietà intellettuale e il supporto alle collaborazioni con imprese e investitori.
L’indagine mostra che la maggior parte delle strutture europee dispone di risorse organizzative relativamente contenute. Questo non significa necessariamente una minore efficacia nella gestione delle singole invenzioni, ma può limitare la capacità complessiva di accompagnare un numero elevato di progetti verso il mercato.
Il trasferimento tecnologico assume quindi un’importanza crescente. Accordi di licenza, collaborazioni industriali e iniziative imprenditoriali nate dalla ricerca possono contribuire a trasformare i risultati scientifici in opportunità economiche.
Cosa insegna il caso dei brevetti universitari alle imprese?
Sebbene l’analisi dell’EPO riguardi principalmente il sistema della ricerca, le considerazioni che ne derivano interessano anche le imprese titolari di brevetti.
Il valore di un portafoglio brevettuale non dipende soltanto dal numero di titoli posseduti, ma anche dalla loro rilevanza tecnologica, dalla coerenza con gli obiettivi aziendali e dalle opportunità di utilizzo economico.
La gestione della proprietà industriale richiede quindi valutazioni che possono cambiare nel tempo. Un brevetto inizialmente strategico potrebbe perdere rilevanza in seguito all’evoluzione del mercato, mentre altre tecnologie potrebbero acquisire nuove prospettive di applicazione o di collaborazione.
In questo contesto, la tutela brevettuale non costituisce un’attività isolata, ma una componente delle decisioni aziendali legate all’innovazione e alla competitività.
Proteggere un’invenzione significa anche valutarne il futuro
I dati europei richiamano l’attenzione su una distinzione fondamentale: ottenere una protezione giuridica e riuscire a valorizzarla sono due obiettivi collegati, ma non coincidenti.
Una gestione consapevole della proprietà industriale implica la capacità di considerare non soltanto le caratteristiche dell’invenzione, ma anche il contesto tecnologico e competitivo nel quale essa si inserisce.
Per università, centri di ricerca e imprese, la sfida consiste nel costruire un rapporto più efficace tra innovazione, tutela e prospettive di sviluppo.
Affidati a un professionista
La crescita dei brevetti universitari europei rappresenta un segnale positivo. La vera sfida, come suggerisce lo studio EPO, è fare in modo che una quota sempre maggiore di questa innovazione trovi le condizioni per svilupparsi e generare valore.
In questa prospettiva, una consulenza specializzata in proprietà industriale può contribuire a inquadrare le scelte di protezione e mantenimento dei brevetti in funzione degli obiettivi del titolare, evitando che la gestione dei diritti venga considerata un semplice adempimento formale.
Lo Studio Bonini, specializzato nella tutela della proprietà industriale, affianca imprese e realtà impegnate nell’innovazione nella definizione di strategie di protezione e gestione dei diritti brevettuali, con un approccio che considera non soltanto gli aspetti giuridici, ma anche le prospettive di sviluppo e il valore delle tecnologie.