- 10 Settembre 2026
- Licenze
- Raffaele Bonini
Ghostface esce dallo schermo e arriva sulle lattine Fanta. In occasione di Halloween 2026, il celebre volto associato alla saga cinematografica Scream è diventato protagonista di una collaborazione con il brand del gruppo Coca-Cola, con packaging da collezione e persino un gusto in edizione limitata, Ghostface Punch. Un’operazione di marketing capace di attirare immediatamente l’attenzione degli appassionati di cinema, ma anche un interessante esempio di come personaggi, marchi e altri diritti di proprietà intellettuale possano trasformarsi in asset commerciali attraverso le licenze. Perché utilizzare un personaggio famoso su una lattina non significa semplicemente riprodurne l’immagine.
Da Chucky a Ghostface: la collaborazione tra Fanta e il cinema di genere
Già per Halloween 2025 il marchio aveva sviluppato una campagna globale insieme a Universal Pictures e Blumhouse coinvolgendo alcuni personaggi dell’immaginario contemporaneo, tra cui Chucky, M3GAN, Freddy Fazbear e The Grabber. Nel 2026 la strategia compie un ulteriore passo con la nascita di Fanta’s Haunted Universe, un universo narrativo proprietario costruito intorno a personaggi originali ispirati agli archetipi classici dell’horror. A questo universo creativo si aggiunge Ghostface, scelto come primo personaggio “esterno” a entrare ufficialmente nell’universo creato dal brand. Il risultato va oltre la semplice sponsorizzazione. Il personaggio diventa parte del packaging, dell’esperienza di prodotto e della narrazione costruita intorno a Fanta.
Ghost Face sulla lattina: non è soltanto un’immagine
Il caso permette di osservare un aspetto spesso poco evidente al consumatore. Quando un’impresa vuole associare i propri prodotti a un personaggio già noto, soprattutto quando questo possiede una forte riconoscibilità commerciale, deve confrontarsi con i diritti di proprietà intellettuale che ne regolano l’utilizzo. Il nome, l’aspetto del personaggio, eventuali loghi e altri elementi distintivi possono infatti essere oggetto di differenti forme di tutela e appartenere a soggetti diversi. Nel caso della campagna Fanta, la stessa comunicazione ufficiale evidenzia la collaborazione con Fun World, società storicamente legata ai diritti sulla maschera Ghostface, mentre il collegamento con l’universo cinematografico di Scream coinvolge anche Paramount. È un esempio particolarmente efficace di quanto possa essere articolata la gestione commerciale di un personaggio diventato parte della cultura popolare.
Che cos’è il character licensing?
Il character licensing consente al titolare di determinati diritti di autorizzarne l’utilizzo da parte di un altro soggetto secondo le condizioni stabilite contrattualmente. La licenza può disciplinare, tra gli altri aspetti, i prodotti sui quali il personaggio potrà comparire, i territori interessati, la durata dell’accordo, i canali di distribuzione, le modalità di rappresentazione e gli utilizzi consentiti nella comunicazione. Il titolare mantiene i propri diritti, mentre il licenziatario ottiene la possibilità di sfruttare commercialmente il personaggio entro i limiti concordati. Per un brand significa poter associare il proprio prodotto a un patrimonio di notorietà, valori e riconoscibilità già costruito nel tempo.
Perché un brand paga per utilizzare un personaggio famoso?
La risposta è nel valore dell’associazione. Ghostface non è soltanto una figura graficamente riconoscibile. Richiama immediatamente un determinato immaginario e una saga conosciuta a livello internazionale. Portarlo su una lattina permette a Fanta di trasferire parte di questo universo simbolico sul proprio prodotto. Il packaging smette così di essere soltanto un contenitore e diventa oggetto da collezione, strumento di comunicazione e punto di incontro tra due brand. È proprio qui che emerge il valore economico della proprietà intellettuale. Un personaggio costruito e tutelato nel corso degli anni può continuare a generare valore ben oltre l’opera nella quale è nato, entrando nel merchandising, nella moda, nel settore alimentare, nei videogiochi e in numerosi altri settori.
Licensing e co-branding: perché la proprietà intellettuale crea nuove opportunità
Operazioni come Fanta e Ghostface dimostrano anche che la tutela di un marchio o di un altro diritto di proprietà intellettuale non deve essere considerata esclusivamente in chiave difensiva. Proteggere un asset significa certamente poter intervenire contro utilizzi non autorizzati, ma significa anche creare le condizioni per valorizzarlo economicamente. Licenze, partnership e collaborazioni consentono infatti a un diritto immateriale di entrare in mercati differenti da quello originario.
È una dinamica che non riguarda soltanto le grandi produzioni cinematografiche. Anche per le imprese, costruire e proteggere correttamente un marchio significa creare un patrimonio che, aumentando in notorietà e riconoscibilità, può diventare oggetto di accordi commerciali e strategie di licensing.
Dal cinema allo scaffale: il valore di un diritto riconoscibile
Una lattina Fanta con Ghostface racconta quindi qualcosa di più di una campagna stagionale per Halloween. Mostra concretamente cosa accade quando un elemento protetto dalla proprietà intellettuale acquista una riconoscibilità tale da poter essere utilizzato per generare valore anche in settori completamente differenti da quello di origine. Dietro una collaborazione di questo tipo convivono marketing, strategia di brand e gestione dei diritti. Ed è proprio questa capacità di essere tutelato, concesso in licenza e valorizzato nel tempo a trasformare un segno distintivo o un personaggio riconoscibile in un vero asset.
Affidati a un professionista
Lo Studio Bonini affianca imprese e titolari di diritti nella tutela e nella valorizzazione della proprietà intellettuale, dalla registrazione dei marchi alla gestione strategica degli asset immateriali e degli accordi che ne consentono lo sfruttamento economico.