Inflazione e innovazione

 

 

 

La guerra in Ucraina non ancora terminata inizia a produrre i suoi effetti anche nei paesi europei formalmente fuori dal conflitto in corso. Le proiezioni di stima della crescita economica sono al ribasso: nei giornali gli economisti stimano una crescita nel 2022 dell’1,9%, quando nel 2021 si era attestata sul 2,2%. I centri studi specializzati ci dicono poi che il 16% delle aziende ha dovuto ridurre la produzione e si ipotizza poi che forse un altro 30% eviterà la riduzione della produzione solo per qualche mese ancora.

E’ evidente che le aziende piccole o medie non potranno stare alla finestra aspettando che le previsioni pessimistiche degli economisti si avverino.

Cosa fare allora? Una prima ipotesi che dovrebbe circolare tra chi decide in azienda è quella di mantenere fermi i prezzi al mercato: ma come?

Ci verrebbe da dire che si dovrebbero ridurre i margini sui prodotti. Ma questa è una via pericolosa che può portare alla chiusura dell’azienda!

Forse la via da percorrere è quella dell’innovazione di prodotto e sul prodotto.

Per innovazione di prodotto intendiamo la sostituzione di un prodotto che ha certe prestazioni con un altro, di nuova progettazione, che aggiunga almeno una nuova prestazione richiesta dal mercato e dovrà essere offerto più o meno allo stesso prezzo del prodotto precedente.

Certamente, ciò significa che i costi di progettazione, prototipazione e industrializzazione debbano essere spalmati in più anni.

Se questo percorso non fosse proponibile all’azienda per i costi finanziari poco sostenibili, un’altra via potrebbe essere quella della innovazione “sul” prodotto esistente. In altre parole, a parità di prestazioni del prodotto già sul mercato, la progettazione dell’azienda dovrebbe trovare uno o più punti dove semplificare le lavorazioni o dove sostituire i materiali in modo che il prodotto in uscita dalla fabbricazione sia meno costoso. Così si potrebbero mantenere i prezzi già in essere, senza caricarli della percentuale d’inflazione.

Riconosco che quanto proposto non è per nulla semplice, ma quello che si deve assolutamente evitare è aggiustare i listini correggendoli verso l’alto per tener conto del fattore inflattivo!

Correggere i listini verso l’alto significherebbe, infatti, candidare l’azienda all’uscita dal mercato e alla sua possibile chiusura.

Abbiamo poco tempo per reagire, per innovare nel senso sopra proposto, ma dobbiamo farlo!

E qui, nel Veneto, un vantaggio per operare in questo senso ce lo abbiamo: le aziende, le migliaia di aziende che abbiamo, sono tutte di piccole e medie dimensioni. E in queste realtà la catena di comando e di decisione è molto corta e, quindi, efficace ed efficiente. E’ su questo che possiamo contare e anche sulla grande capacità di cogliere con immediatezza i bisogni del mercato, siano questi prodotti performanti o prezzi accettabili.

 

Ercole Bonini

(e.bonini@ipbonini.com)

 

 

Articolo pubblicato il 14 Aprile 2022 su veneziepost.it


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