L’assemblea degli Industriali del “dopoCovid”: questo è l’anno zero. Ora si riscrive il futuro.

Ririparte da dove tut-to è cominciato. Da Schio. È qui che il 6 maggio di 75 anni fa, appena un paio di settimane dopo la Libera-zione, scoccò la prima scintil-la di quella che oggi è Confin-dustria Vicenza. Trenta im-prenditori scledensi si riuni-rono per cominciare a pensa-re fin da subito alle esigenze della ricostruzione: capirono che l’unione avrebbe fatto la forza e crearono il nucleo iniziale dell’Associazione Indu-striali. Un mese dopo si repli-cò a Vicenza con l’atto ufficia-le e definitivo di fondazione. Tre quarti di secolo dopo quel fondamentale “anno ze-ro” che dette il via a un formi-dabile periodo di crescita e trasformazione, gli Industria-li sono tornati a riunirsi a Schio, tutti insieme, per af-frontare un nuovo “anno ze-ro” e dare il là a una nuova ripartenza.
Non ci sono le macerie di una guerra da dimenticare, ci mancherebbe altro, ma c’è una situazione comunque pe-sante e di particolare preoccu-pazione legata a questa male-detta pandemia che si sta por-tando via un 2020 stregato. Un anno destinato a restare nella storia per aver dramma-ticamente chiuso un’epoca e averne aperta un’altra.
Tutto per via di un virus che ha fatto saltare il banco, ha fermato per mesi le economie e le società di tutto il mondo, ha rimesso in discussione ovunque progetti di sviluppo, abitudini e programmi di vi-ta. Uno tsunami.
Adesso però non serve più guardare troppo indietro, ser-ve rimboccarsi le maniche e ripartire, prendendo confi-denza con questa epoca nuo-va. Con questo “anno zero” che inaugura una nuova era, quella del “dopo Covid”.
L’assemblea generale di ConfindustriaVicenza è partita da qui, da questo riazzera-mento forzato. Lo ha fatto con una scelta simbolica, con-vocando gli associati dentro uno stabilimento produttivo ancora in costruzione nella zona industriale di Schio. Una nuova fabbrica che sta nascendo sulle ceneri di quel-la Smit Textile erede del Nuo-vo Pignone che lì si era inse-diato a inizio anni Settanta, a sua volta erede dell’azienda originaria, la storica S.M.I.T.(Schio Macchine Industriali Tessili). Una delle trenta aziende pioniere di cui sopra. Tutte insieme – l’azienda ini-ziale, il Nuovo Pignone e l’ulti-ma Smit Textile – hanno dato lavoro a generazioni di scle-densi.
Un’area produttiva che rina-sce, dunque, come simbolo del tessuto industriale vicenti-no che punta a ripartire an-che dopo un’anomalia totale come quella del Covid.
I problemi con cui fare i con-ti sono tanti e li riassumono un paio di numeri: nei primi sei mesi del 2020 il Pil italia-no è crollato del 17,6% e, per quanto nei secondi mesi si stia recuperando, la stima del-la perdita a fine anno oscilla tra il 9 e l’11%, mentre si sono registrate 600 mila persone occupate in meno rispetto al-lo stesso periodo del 2019.
Ci sono, però, anche segnali che ispirano fiducia: la produ-zione industriale nel paese in luglio ha recuperato il 7,4% e anche l’export di beni sta mo-strando un discreto recupero (sempre in luglio +5,9% ri-spetto a giugno), benché le perdite rispetto al pre-Covid rimangano evidenti.
Epoi c’è una tendenza positi-va: rispetto all’inizio della cri-si del 2008-2009 le imprese industriali sono entrate nella crisi Covid più patrimonializ-zate, meno indebitate e con una quota di export naziona-le superiore di un quarto a quella di dieci anni fa.

Ora però per ripartire davve-ro serve una visione di paese. Ecco la sollecitazione uscita dall’assemblea degli Indu-striali. Una visione che guardi in modo prioritario ai giova-ni, che in prospettiva rischia-no di pagare più di tutti le con-seguenze della crisi da Coro-navirus.
La consapevolezza che que-sta sia la sfida più delicata pa-re esserci tutta quantomeno a livello europeo, visto il pro-gramma e le risorse messe in campo con il Recovery fund, il cui nome ufficiale peraltro è “Next Generation EU”. Resta da vedere se questa stessa con-sapevolezza si imporrà una volta per tutte anche a livello nazionale. Sarà bene che ci sia, perché se si perde questa occasione per ripartire dando una prospettiva nuova ai giovani, si perde il paese.

 

Inserto del GIORNALE DI VICENZA del 06 Ottobre 2020

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