- 21 Settembre 2026
- Marchi
- Raffaele Bonini
Un nuovo prodotto italiano entra nel sistema europeo delle Indicazioni Geografiche Protette. L’“Olio dei Colli di Bologna” ha ottenuto il riconoscimento IGP, rafforzando il legame tra produzione agroalimentare, territorio e tutela della proprietà intellettuale. Come riportato da SPRINT – Sistema Proprietà Intellettuale, la Commissione Europea ha approvato l’iscrizione della denominazione nel registro dell’Unione delle indicazioni geografiche attraverso il Regolamento di esecuzione (UE) 2026/2078 del 9 settembre 2026, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea il 16 settembre 2026.
Un riconoscimento che offre lo spunto per comprendere perché DOP e IGP rappresentano strumenti strategici di tutela e valorizzazione, non soltanto per i singoli produttori, ma per intere filiere e territori.
Olio dei Colli di Bologna: cosa significa il riconoscimento IGP
L’Indicazione Geografica Protetta identifica prodotti la cui qualità, reputazione o altra caratteristica può essere attribuita alla loro origine geografica e per i quali almeno una delle fasi di produzione, trasformazione o elaborazione avviene nell’area geografica delimitata. Nel caso dell’Olio dei Colli di Bologna IGP, il disciplinare stabilisce le caratteristiche che il prodotto deve rispettare e individua l’area geografica e le varietà di olive ammesse.
La registrazione europea non rappresenta quindi una semplice attestazione della provenienza del prodotto. Inserisce la denominazione all’interno di un sistema giuridico di protezione che consente di contrastarne utilizzi impropri e pratiche capaci di sfruttare indebitamente la reputazione legata all’origine geografica.
Indicazioni geografiche: la proprietà intellettuale incontra il territorio
Quando si parla di proprietà intellettuale si pensa frequentemente a marchi, brevetti e design. Le indicazioni geografiche costituiscono però un altro importante strumento di protezione dei valori immateriali collegati all’attività economica. In questo caso, al centro della tutela non si trova soltanto il segno utilizzato da una singola impresa, ma il rapporto tra un prodotto e il territorio dal quale proviene. La denominazione geografica diventa così portatrice di un patrimonio condiviso fatto di reputazione, caratteristiche produttive, competenze e tradizioni. Proteggerla significa impedire che operatori estranei alla filiera possano beneficiare impropriamente del valore costruito nel tempo dai produttori di una determinata area. È proprio questa dimensione collettiva a distinguere le indicazioni geografiche da altri strumenti di proprietà industriale.
IGP e marchio: due strumenti diversi di tutela
Indicazione geografica e marchio possono convivere, ma svolgono funzioni differenti. Il marchio identifica l’origine imprenditoriale di prodotti e servizi e consente al consumatore di distinguerli da quelli offerti dai concorrenti. L’IGP, invece, identifica un prodotto in relazione a una determinata origine geografica e alle caratteristiche indicate nel disciplinare, cioè in quel documento ufficiale in cui sono specificate le regole di produzione che l’alimento deve rispettare. Per un’impresa agroalimentare, quindi, la presenza di una DOP o di una IGP non rende necessariamente superflua una strategia di tutela del proprio marchio aziendale.
Al contrario, la corretta gestione dei diversi diritti di proprietà intellettuale può permettere di proteggere contemporaneamente la reputazione collettiva della produzione territoriale e l’identità commerciale della singola azienda.
La tutela delle IGP come strumento contro imitazioni ed evocazioni
Il valore economico acquisito dalle denominazioni geografiche le rende inevitabilmente esposte a tentativi di appropriazione o sfruttamento da parte di soggetti che non hanno diritto a utilizzarle. La normativa europea prevede per questo una tutela delle indicazioni geografiche registrate contro quelle condotte illecite che possono comprendere l’uso commerciale indebito della denominazione, l’imitazione o l’evocazione e altre pratiche potenzialmente idonee a indurre il consumatore in errore sulla reale origine del prodotto.
La protezione dell’indicazione geografica assume quindi una funzione che va oltre il contrasto alla contraffazione in senso stretto: mira a preservare il rapporto tra nome, prodotto, reputazione e territorio.
Un patrimonio immateriale che genera valore
Il riconoscimento dell’Olio dei Colli di Bologna IGP mostra ancora una volta come la proprietà intellettuale possa svolgere una funzione concreta nelle strategie di valorizzazione delle produzioni italiane. Una denominazione geografica riconosciuta consente infatti di trasformare elementi immateriali – reputazione, provenienza, tradizione produttiva e know-how territoriale – in un patrimonio tutelato giuridicamente.
Per le imprese che operano nel settore agroalimentare diventa quindi importante conoscere non soltanto le opportunità offerte dalle indicazioni geografiche, ma anche il rapporto tra queste ultime, i marchi e gli altri strumenti di proprietà industriale.
Affidati a un professionista
Lo Studio Bonini affianca aziende e professionisti nella protezione e valorizzazione dei propri asset immateriali, dalla registrazione dei marchi alla definizione di strategie integrate di tutela della proprietà industriale che comprendono anche la protezione di brevetti e design.