Sbarcare in Cina con l’e-commerce: non facile, ma le aziende ci provano

535077_1151161614908296_5899274053826916432_ndi SDM – Monitor di VeneziePost
Sono impressionanti i numeri che caratterizzano il mercato “elettronico” in Cina. Tante nostre aziende si stanno affacciando per coglierne il business ma è un mercato da conoscere. Uno studio vicentino organizza seminari per tutelare la proprietà intellettuale e gli aspetti legali. Sono svariati i settori di vendita interessati, dall’abbigliamento, agli accessori al materiale informatico per un mercato che nel 2015 ha registrato una domanda da 5 miliardi di euro.

In Italia i consumi stentano a decollare e la concorrenza dei produttori del cosiddetto “nuovo mondo” da anni si fa sempre più insidiosa. Per continuare a crescere, occorre guardare a est e imbracciare con forza il sentiero del commercio elettronico. La via è obbligata: con l’e-commerce può emergere un mercato immensamente più vasto e disponibile, soprattutto in Cina, il paese a cui tutti guardano.
Basti pensare che lo shopping online segna in Cina una costante crescita al punto che il giro di affari ha superato già nel 2013 i 310 miliardi di dollari facendo diventare la Cina il più grande mercato di e-commerce al mondo. Numeri importanti che inducono le aziende a cercare nuove opportunità in questo paese ma che poi inevitabilmente si scontrano con una realtà molto articolata. Sono in molti a pensare, infatti, che l’e-commerce in Cina funzioni come nei mercati sviluppati. D’altronde, è nato negli Stati Uniti e Alibaba – il sito più famoso della Cina – viene definito come l’Amazon cinese. L’e-commerce cinese ha caratteristiche molto diverse. Mentre in occidente è stato costruito su unarete tradizionale di negozi al dettaglio, in Cina è utilizzato per colmare una mancanza infrastrutturale. A oggi la Cina contra oltre 667 milioni di utenti internet e la domanda e-commerce del 2015 è stata intorno ai 5 miliardi di euro, contro i 437 degli Stati Uniti e i 16,7 dell’Italia. Questo numero è destinato a raddoppiare entro il 2016, con una spesa online procapite media che balzerà dagli attuali 670 ai 1.039 dollari.
Aprire un’attività di questo tipo in Cina è dunque allettante, ma si tratta di un’azione più impegnativa di quanto sembri. E sono pochi quelli che cercano di aiutare soprattutto le piccole emedie imprese a orientarsi in una vera e propria giungla normativa, di usi e costumi, diritti e tutela della proprietà intellettuale, nella quale si rischia di perdersi.
Da alcuni mesi ci sta provando lo Studio Bonini di Vicenza, che già nei mesi scorsi organizzò un primo affollatissimo seminario e che ora replicherà durante il Festival Città Impresa portando numerosi esperti, tra cui Eva Huang: Esperta di fashion retail, vanta diversi anni di esperienza nella gestione di marchi stranieri nel mercato cinese e l’ avv. Fabio Giacopello, uno dei più rinomati avvocati stranieri in Cina che lavora per HFG, studio legale e di proprietà intellettuale cinese, fondato nel 2003 con sedi a Pechino e Shanghai.
“Esistono numerosi fattori e regole da tenere in considerazione quando si affrontano mercati così complessi, inclusa la necessità di proteggere marchi e brevetti, ed è quindi importante capire come funziona e quali siano le opportunità per le aziende italiane” ci racconta l’Ing. Ercole Bonini. “Le aziende che vogliono saggiare le potenzialità dell’e-commerce, devono scegliere con cura il partner e posizionare al meglio i propri marchi. Il mercato, che al momento può sembrare esiguo, promette margini di crescita imponenti. Ormai, essere presenti nel mercato online cinese, è fondamentale per i grandi brand di lusso così come per le piccole e medie aziende.”DI SDM

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