Un uomo…tutto d’acciaio [VeneziePost – 28 aprile 2019]

Diversi anni fa, circolava una rivista mensile chiamata “Selezione del Reader’s Digest”. Ogni volta c’era una rubrica intitolata: “Una persona che non dimenticherò mai”. Io ero un ragazzo ed ero curioso di sapere perché mai questa persona, avesse qualcosa che meritava per non essere dimenticato!

Ora, che non sono più un ragazzo, finalmente, è toccato a me conoscere una “Persona che non dimenticherò mai” e vi racconterò il perché.

Si tratta di Nicola Amenduni, presidente delle Acciaierie Valbruna di Vicenza. Si potrebbe dire che di imprenditori di successo, grazie al cielo, ce ne sono tanti, soprattutto qui nel Nord Est, ma vi assicuro che Nicola Amenduni riassume in sé tante cose “speciali” ed è per questo una persona che lascia il segno a chiunque la conosce e la incontra!

Mi è capitato di leggere, purtroppo per caso perché non pubblicizzato, ma prestato da una conoscente, il libro da lui scritto recentemente “Olio, acciaio e fantasia”.

È uno dei rari libri che ho letto tutto d’un fiato: la sua lunga vita è come un romanzo, piena di episodi che però si possono ricondurre a due filoni principali: il primo è quello della sua capacità di imprenditore multitasking (fonderia, macchine per il trattamento delle olive e dell’olio, acciaierie ed altre mille attività minori). Il secondo, forse il più interessante, è quello della sua grande umanità, della sua capacità di aiutare gli altri, siano essi imprenditori come lui, oppure persone da aiutare anche per problemi di salute.

Desidero iniziare dalla LILT, ovvero la Lega Italiana per la Lotta ai Tumori, una ONLUS nata nel lontano 1922 e che ha visto Amenduni, insieme ad altri, tra i primissimi promotori della sezione di Vicenza, contribuendo a fornire l’associazione di macchine e strumentazioni all’avanguardia perché “la salute prima di tutto e delle donne ancora prima”. Certo è che se Amenduni non fosse intervenuto con il suo entusiasmo, la sua voglia di fare e le sue donazioni LILT oggi sarebbe un centro senz’altro ottimo, ma non così all’avanguardia come è invece da tutti riconosciuto.

E che dire ancora delle decine di interventi in aziende difficoltà per aiutare a superare i momenti difficili per poi farle camminare con le proprie gambe! E tutto ciò senza mantenere controlli o quote societarie. Il motivo è stato sempre quello di contribuire a superare i momenti difficili e rendere le aziende di conoscenti o amici ancora più efficienti di prima.

Senza paura di essere smentiti, possiamo dire che sono pochissimi gli imprenditori che sono disponibili a dare una mano ad altre aziende quando ce n’è bisogno, ma questo è nel DNA di Amenduni.

Per quanto riguarda invece la specifica attività di imprenditore, si può dire che, oltre ad essere un imprenditore nato, Amenduni non si è interessato solo di fonderie e di acciaierie, ma la sua specifica curiosità ed intelligenza nel trovare soluzioni nuove, anche in campi lontanissimi dal suo, gli hanno permesso di risolvere problemi e affrontare soluzioni fino a quel momento impensate: una per tutte, basti pensare alla macchina pelatrice di mandorle, operazione fatta prima a mano da centinaia di donne, mandorla per mandorla, e poi resa automatica da una macchina semplice costruita quasi per gioco per un amico imprenditore del settore.

Forse l’invenzione più semplice, ma carica di risvolti positivi per la comunità è stata la fabbricazione e l’immissione nel mercato di tondini per il calcestruzzo realizzati in acciaio inossidabile. Quando nel lontano 1976 il Friuli fu devastato dal terremoto e pochissime case rimasero in piedi, Amenduni volle andare a rendersi conto di persona del perché, di questi crolli troppo diffusi. E notò con sorpresa che i tondini scoperti, prima immessi nel calcestruzzo e aventi 12 millimetri di diametro, a causa della corrosione dovuta all’acqua contenuta nel calcestruzzo si era ridotto a meno di 3 millimetri. E con questi valori gli edifici non potevano che crollare alla prima scossa! Così Amenduni decise di produrre tondini in acciaio inox riscuotendo l’applauso del mondo intero, tanto che nel 1996 la prestigiosa rivista internazionale “The structural engineer” mise in copertina la foto di gabbie in acciaio inox inventate da Amenduni!

Tornando ora alla nostra amata Italia e vedendo quasi ogni sera alla televisione il degrado di porti e viadotti, principalmente dovuti all’uso continuato negli anni di tondini in acciaio normale, anziché inox, viene da pensare quale sia la ragione che impedisce di inserire nei capitolati l’uso di acciaio inox in “tutte” le costruzioni! E’ mala informazione? E’ sciatteria? E’ irresponsabilità? Non è certo il costo più alto dei tondini in acciaio inox, visto che l’Ing. Amenduni mi ha detto che si tratta di una maggiorazione del solo “2 per cento del costo totale dell’intera opera”!!

Mi domando, e ci si domanda, per quale motivo inventiamo le soluzioni più avanzate e poi siamo distratti, non le consideriamo, mentre ponti e autostrade vengono costruite in Canada, a Dubai, ad Hong Kong con questi nuovi criteri.

Vogliamo aspettare il crollo di un altro ponte Morandi, o ci vogliamo definitivamente svegliare da quel torpore burocratico che ci fa scivolare pian piano a paese del terzo mondo?

Le voci più autorevoli sembrano assomigliare a quella di Giovanni Battista: “voce di uno che grida nel deserto……………..”.

Ma la presenza di uomini come Nicola Amenduni ci fa sperare ancora in un futuro possibilmente migliore.

e.bonini@ipbonini.com

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